SEI UN FIGHTER? ECCO COME POSSO AIUTARTI

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FACCIO UNA SOLA COSA: PREPARAZIONE ATLETICA SPECIFICA PER SPORT DA COMBATTIMENTO

A differenza del 97% degli istruttori/allenatori/maestri di un qualsiasi Sport da Combattimento, che allenano gli allievi esclusivamente a classi ed orari definiti con un unico tipo di allenamento nonostante ognuno di loro abbia diverse specifiche necessità, io mi sono specializzato in una sola cosa, ovvero nella creazione di programmi d’allenamento per il fighter.

Attraverso Screening del Movimento, Test di Prestazione Atletica e Analisi dei Parametri Corporei effettuo un’analisi a 360° del fighter e delle sue potenzialità e carenze. In questo modo ho l’opportunità di sapere esattamente, sulla linea delle prestazioni, in quale punto ci troviamo e redigere il Combat Training Program.

Quindi, invece di allenare un po’ chiunque in maniera approssimativa, ho scelto di seguire solo atleti determinati a diventare dei fighter professionisti e di seguirli come un professionista fin dal principio

COMBAT TRAINING – TO GAIN MAX PERFORMANCE OF FIGHTING

In oltre 10 anni di esperienza ho sviluppato la competenza di poter seguire il fighter dal miglioramento degli schemi motori primari (ricorda: siamo forti quanto il nostro anello più debole) alla prestazione atletica specifica grazie al COMBAT TRAINING PROGRAM, il programma d’allenamento specifico per Fighter.

Ciò è stato possibile grazie ai miei studi universitari e (soprattutto) extra – universitari, seguendo corsi di pesistica olimpica, kettlebell lifting, allenamento funzionale, posturale e analisi del movimento, il tutto modificato e adattato in modo specifico agli Sport da Combattimento.

Con il COMBAT TRAINING PROGRAM non avrai più bisogno di allenarti nelle sale di body building, nelle classi di crossfit o in piscina perché, a differenza di questi, tutto l’allenamento sarà indirizzato al tuo unico obiettivo principale, ovvero

SALIRE SUL RING AL MASSIMO DELLE TUE PRESTAZIONI ATLETICHE

· SENZA dover pensare al calo del peso

· SENZA dover perdere ore ed ore nella “corsa per il fiato”

· SENZA sentirsi dire “è colpa dell’adrenalina!! Vedrai che poi ti passa”

CON LA CERTEZZA ASSOLUTA DI AUMENTARE DRASTICAMENTE LE POSSIBILITÀ DI VITTORIA DEL MATCH

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DEVI ESSERE SCELTO

Per scelta personale, io NON alleno chiunque, ma NON alleno nemmeno tutti i Fighter che mi chiedono aiuto.

Il Fighter prima di poter lavorare con me, viene valutato al fine di comprendere le reali intenzioni che ci sono dietro le sue scelte ed i motivi che lo spingono a voler combattere sul ring.

Questo lo dico perché gli SdC non sono per tutti. Sono sport pericolosi dove, se non si ha un’adeguata preparazione fisica e mentale, ci si può fare veramente molto male.

E sono del parere che prima di tutto bisogna capire REALMENTE ciò che si vuole ottenere e fino a che punto si è disposti a sacrificarsi per quell’obiettivo che ci si pone davanti.

RECENSIONI CLIENTI CERTIFICATE

Quando la maggior parte dei trainer non dà testimonianza dei propri clienti e pochi danno testimonianze senza alcun controllo esterno, da me trovi solo testimonianze VERE create da persone REALI che puoi contattare tu stesso per chiedere conferma di ciò che pensano di me. VAI ALLE RECENSIONI

GARANZIA 100% RISULTATI QUANTIFICATI O RIMBORSATI

Come ciliegina sulla torta di ciò che hai appena letto, se sei intenzionato ad affidarti a me per migliorare la tua prestazione atletica da fighter, avrai la totale garanzia

RISULTATI QUANTIFICATI O RIMBORSATI, ovvero il 0% di rischio sull’investimento fatto nel miglioramento delle tue prestazioni.

Sono in grado di fornire questa speciale garanzia per il semplice fatto che io, in fase di creazione del COMBAT TRAINING PROGRAM, mi baso su:

– Analisi effettuate sul fighter

– Obiettivo da raggiungere

– Processi di costruzione della programmazione scientifici e comprovati che si basano sulle metodologie d’allenamento specifiche per i fighter

Evito quindi L’INFLUENZA di tutte quelle che sono sensazioni o impressioni del maestro o dell’atleta in quanto, basandomi SOLO su numeri e dati oggettivi, il corretto percorso allenante da seguire viene tracciato in modo univoco riuscendo a farti ottenere le prestazioni richieste nel più breve tempo fisiologico possibile.

Per intenderci, se sei in Giappone e da Osaka (prestazioni di partenza) devi arrivare a Tokyo (prestazioni da gara), ci vai a piedi prendendo le strade di campagna (allenamento a sensazioni, per tentativi ed errori), per la provinciale (allenamento a classi) o preferisci prendere lo Shinkansen, il treno ad altissima velocità che in pochissime ore ti fa arrivare in modo sicuro e puntuale a destinazione?

A te la scelta…

Questa che ti offro è una garanzia senza trucchi, o aumentano le prestazioni o vieni rimborsato di tutto al 100%. FINE DELLA STORIA.

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LA NASCITA DEL COMBAT TRAINING PROGRAM

LA NASCITA DEL COMBAT TRAINING PROGRAM

Chi conosce gli altri è sapiente,

chi conosce sé stesso è illuminato

Lao Tzu

Se ti confesso il numero di volte che ho pensato seriamente di mollare la pratica di una qualsiasi disciplina di SdC, sono più che convinto che non crederai al numero che ne uscirebbe fuori in oltre 15 anni di allenamento.

Il fatto è che ho un difetto: non sono mai stato un tipo che, quando si mette a fare una qualsiasi cosa, si limita a seguire il libretto di istruzioni o ciò che gli viene detto senza chiedersi quantomeno il motivo che sta alla base di quello specifico procedimento.

Ogni volta che devo fare qualcosa di nuovo o che mi si proponga anche ad esempio un nuovo esercizio, ho il cervello che mi ragiona in maniera schematica.

Per intenderci meglio, riportiamo il tutto in una tipica sessione d’allenamento di un qualsiasi SdC.

La scena che ne uscirebbe sarebbe questa:

Coach: “Fai questo esercizio xy

Io: “ok, lo faccio”

Nel frattempo, il mio cervello: “a che serve questo esercizio? Quali benefici mi porta?”

Quindi mentre eseguo l’esercizio, chiedo:

Io: “ehy coach, ma a che serve questo esercizio?”

Coach: “serve per questo motivo, che ti rinforza così questa cosa qua e bla bla bla”

Questa è la scena tipica che si potrebbe presentare ai nostri occhi e fin qui tutto bene.

Ma cosa c’entra come ragiona il mio cervello con il fatto che molte volte volevo mollare gli SdC?

Lascia che ti racconti una storiella, la mia, e poi ti sarà tutto più chiaro.

Sono il più piccolo di tre figli, ero il classico bambino un po’ cicciottello (“perché la pancia è tutta altezza” cit.) e occhialuto cresciuto con un’infanzia non tanto degna di essere ricordata.

Non ho mai avuto la possibilità di giocare con mio padre come facevano gli altri ragazzini miei coetanei poiché era spesso fuori casa per lavoro e, non essendo stato proprio una buona guida da seguire in termini sportivi, quando era a casa, o non aveva tempo o si sentiva troppo stanco per muoversi insieme a suoi figli.

Durante le scuole a volte venivo deriso ed emarginato a causa della mia prestazione fisica alquanto scadente e avere una situazione economica familiare alquanto limitata non aiutava per niente a migliorare la situazione.

Per via di questi svariati problemi economici, la mia famiglia non poteva permettersi di mandare tutti e tre i figli a praticare una qualsiasi attività sportiva, pertanto ho dovuto aspettare di poter lavorare per pagarmi la palestra e rimettermi in forma.

Essendo una famiglia molto numerosa da parte di mio padre, a gravare su tutto vi erano pure rapporti interfamiliari pieni di litigi e situazioni che, per farla breve, contornavano la mia vita in maniera non molto piacevole.

Per tutti questi motivi mi ritrovavo spesso a stare da solo e a non avere molte amicizie. Molte volte litigavo a scuola per difendermi dagli insulti che mi facevano e, grazie alla mia stazza, molte volte le davo, ma a volte le prendevo pure.

E mi incazzavo come una iena quando le prendevo, perché non era giusto prendere le botte ed essere “sconfitto” (nel senso buono del termine sia chiaro, ero sempre un ragazzino) solo perché ero da solo contro tanti, anche se avevo ragione.

Passavo la maggior parte delle giornate senza far nulla di costruttivo, sono cresciuto con Dragon Ball e mi rinchiudevo pomeriggi interi nei giochi della PlayStation di lotta.

“Tekken”, “Mortal Kombat” e “Dead or Alive” erano i miei preferiti.

In quei giochi vedevo prender vita il mio desiderio più profondo…

La voglia di rivalsa, la voglia di emergere e di dimostrare a tutti che, a differenza di come credevano coetanei e insegnanti, Graziano in verità era solo un ragazzino che voleva dare il meglio di sé per vincere, proprio come in un combattimento di Tekken, nella vita di tutti i giorni.

Negli anni presi la consapevolezza di avere quindi un bivio davanti da dover superare assolutamente:

  • Lasciarmi abbandonare alla situazione che mi si era creata attorno e far sì che il destino decidesse per me
  • Ribellarmi, lottare e fare di tutto per ottenere qualcosa di meglio dalla mia vita

Grazie al sostegno della mia famiglia e delle poche persone a me vicine che mi hanno sempre accompagnato, scelsi la seconda.

Quindi a 14 anni iniziai finalmente a lavorare, prima in fabbrica dallo zio, poi in una camionetta dei panini nelle stagioni estive e nei fine settimana per mantenermi in autonomia senza dover chiedere nulla ai miei genitori.

Ero deciso e motivato a tutti i costi a cambiare il mio status.

Ma questa decisione mi fu fatale poiché non ho potuto raccogliere bei ricordi della mia adolescenza.

A causa del lavoro che svolgevo, il sabato sera al posto di uscire con gli amici gli facevo il panino per cena dalla camionetta.

Ma questa esperienza come tante altre mi portarono per fortuna ad essere molto più responsabile e “adulto” dei miei coetanei.

Con l’intento di imparare a lottare e a difendermi e potendomi permettere di farlo finalmente in maniera indipendente, da adolescente iniziai a praticare il kung-fu[1], uno dei migliori sport che insegnano la disciplina, la dedizione ed il sacrificio.

Ero molto indietro rispetto a coloro che iniziavano a praticarlo a 5 o 7 anni ma, con la mia testardaggine, convinto di aver fatto la scelta giusta e nonostante nessuno credesse in me, feci i salti mortali e raggiunsi in pochi anni la cintura nera 1° DUAN e la certificazione di allenatore.

Qualifiche che però non portarono a nulla in termini pratici.

Se non lo sai, ti spiego brevemente una cosa. Il kung-fu, per come si è diffuso nel mondo, altro non è che solo un’esibizione simil ginnastica acrobatica che simula un combattimento con armi o a mani nude contro uno o più avversari.

Attenzione, con ciò non voglio dire che il kung-fu in senso generico non serve a nulla, ho conosciuto personalmente molti maestri di kung-fu che sanno benissimo come difendersi e lottare, pertanto non me ne vogliano i praticanti.

Dobbiamo ammettere però e in tutta sincerità che il kung-fu, quello agonistico diffusosi nel mondo, non ha l’obiettivo di dimostrare come si lotta e ci si difende.

In una gara agonistica non si combatte tra due contendenti, bensì vince chi riesce meglio a saper interpretare i vari stili di combattimento (tradizionali e moderni) che si sono diffusi nel corso dei secoli, seguendo determinati parametri di valutazione.

Quindi sappi che se sei intenzionato a praticare il kung-fu in stile Bruce Lee per imparare a difenderti, a mio parere o te ne vai a fare il monaco shaolin in Cina, oppure è meglio se cambi disciplina.

Ad ogni modo, nel corso di questi anni seguirono svariate gare nazionali e internazionali, pagate con i miei sudati guadagni in parallelo agli studi.

A 18 anni arrivò il diploma come Perito Tecnico a pieni voti e, deluso dal kung-fu e da come si era diffuso nel mondo, decisi di praticare prima il sanda, meglio conosciuta come sanshu, la boxe cinese, poi la Muai Thay, la boxe thailandese, entrambi a livello agonistico.

Ecco qui che entra in gioco il mio cervello ed il mio modo di ragionare che poi ammettiamolo, non è proprio da sciocchi ragionare in questo modo, anzi.

Nel corso degli anni che praticavo con costanza diverse discipline, rimanevo sempre più deluso da ciò che c’era all’interno del mondo degli sport da combattimento, sentivo che mancava qualcosa, anche se ancora non avevo capito cosa.

Ogni volta che mettevo in dubbio qualcosa, o semplicemente chiedevo le motivazioni che stavano alla base di determinati allenamenti, le risposte erano sempre le stesse:

Coach: “io mi ci sono allenato 15 anni in questo modo, ed ho conquistato il titolo xy proprio grazie a questi allenamenti

Io: “ok coach, ma precisamente, questo esercizio che cosa allena?

Coach: “e di qui, e di là, perché se fai così, ecc ecc ecc

Il fatto è che tutti gli allenatori a cui chiedevo qualcosa, altro non erano che ex atleti con almeno 10-20 anni di esperienza sul campo, senza la minima conoscenza né dei criteri di allenamento, né tantomeno del motivo per cui determinati esercizi e sessioni di allenamento si facevano proprio in quel modo…

Nella mia testa, quindi, iniziava a farsi largo l’idea di diventare io stesso un maestro ed istruttore, ma con l’intento di essere molto più preparato di coloro che dicevano

IO CON QUESTI ALLENAMENTI CI HO FATTO 15 ANNI DI CARRIERA DA PROFESSIONISTA!!!

Bene, ma quanti di coloro che ti seguono hanno ottenuto gli stessi risultati con lo stesso allenamento? Che risultati agonistici hai ottenuto tu?[2]

Tornando a noi, da dove iniziare quindi? Ero perplesso e non sapevo a chi chiedere consiglio…

Quindi cominciai a strutturare l’idea di cosa volevo essere e diventare da grande e, come tutti i ragazzi ambiziosi e con la voglia di spaccare il mondo della mia età, la modestia non faceva per me tanto da pensare di diventare il miglior preparatore atletico specializzato in SdC di sempre.

Adesso che avevo ben chiaro cosa diventare però, bisognava partire da qualche parte, quindi misi da parte gli studi tecnici da Perito Tecnico e

HO DECISO, VOGLIO ENTRARE ALL’UNIVERSITÀ, FACOLTÀ DI SCIENZE MOTORIE

Primo anno, sono fuori dai primi cento posti, non entro.

Pertanto, mi metto a lavorare come un matto, decido di guadagnare i soldi per andare un mese in Cina intenzionato a conoscere il vero mondo del kung-fu, così da conoscere personalmente la differenza tra il vero kung-fu e ciò che si era diffuso nel mondo.

Ci riesco. Parto a fine luglio del 2010 e mi ritrovo in tutt’altro mondo, fantastico e stupendo…

Intere scuole di arti marziali che si svegliano alle 4.30 del mattino per andare a correre TUTTI insieme, TUTTI i giorni, dal primo allievo appena arrivato di 5 anni, fino ai ragazzi più grandi, con CADENZA MILITARE.

Ah, dimenticavo, in Cina le scuole più piccole contano più di 10.000 allievi.

Ma era diventato un mondo che purtroppo non faceva più per me.

Il picchiare forte e duro della Muay Thai, i calci della Kick Boxing e le proiezioni dirette e concise del Sanda senza fronzoli o stili vari, mi avevano letteralmente ammaliato con la loro dinamicità e con il loro carattere diretto, chiaro e conciso.

Ritorno a fine agosto dello stesso anno e immediatamente riprovo i test universitari, finalmente entro ed inizio gli studi.

Passa qualche mese, mi do le prime materie, tutto procede per il meglio.

Continuo ad allenarmi nelle varie discipline, e parallelamente inizio a testare su di me altri allenamenti extra per cercare in qualche modo di ottimizzare i risultati in tutta autonomia, fino a che un bel giorno mio padre se ne esce con questa notizia:

Hanno indetto un concorso a livello nazionale per una borsa di studio di € 27000 per studiare e fare uno stage direttamente nella più grossa casa automobilistica italiana. Prendono solo 10 persone ed il bando è aperto ai Periti con voto sopra il 90/100 ed ai laureati e laureandi triennali in ingegneria e affini. Perché non partecipi?

Io: “Ma papà, come posso competere con dei futuri ingegneri? e poi ho deciso di chiudere con le materie tecniche

Mio padre: “Ma che ti interessa?? Non hai nulla da perdere ed è una bella borsa che potrebbe aiutarti a mantenere gli studi, inoltre il concorso lo fanno qui in città, quindi provaci. Nella peggiore delle ipotesi ritorni a studiare per come stai già facendo

Un po’ indeciso e con la sfacciataggine di colui che di proposito non aveva studiato né tantomeno aveva ripassato assolutamente nulla perché già sapeva come andava a finire (ovvero che sarei stato scartato subito), lo faccio.

Eravamo in 300 circa, di cui la maggior parte tutti ingegneri o aspiranti tali con la puzza sotto il naso.

Il test scritto mi sembra estremamente difficile, ma mi concentro e completo tutto ciò che posso. Quel giorno me ne tornai tranquillo a casa, convinto di essermi tolto un peso di dosso avendo accontentato finalmente mio padre.

Inaspettatamente però rientro tra i primi venti, passando la prima selezione.

Cosaaaaa???? Sono passato?!?!?

Ero incredulo. Com’è possibile che un semplice perito sia riuscito a fare di più di ingegneri o aspiranti tali?

Ora lascia che ti dica una cosa, perché il fatto che io lo abbia passato, non vuol dire che io sia un genio, perché non penso di esserlo e non mi ci sono mai sentito. Il problema è diverso.

Il problema sta nel fatto che il 99% della gente che si prende una laurea in generale, non appena si ritrova quel pezzo di carta tra le mani, pensa di trasformarsi immediatamente nell’onnisapiente sceso in terra per salvare tutti noi comuni mortali dal male oscuro. Senza che magari abbia mai anche solo cambiato una lampadina.

Io ho solo il difetto (o la fortuna???) di avere un cervello che ragiona in maniera metodica:

Il mio cervello quando ragiona, va per step in sequenza:

Vuoi raggiungere il risultato XXX??? Allora devi fare YYY, poi ZZZ e poi ABAB ok???

Se fai così BENE, altrimenti fatti un giro… entiendes???

Tornando seri, questo modo di ragionare in maniera molto metodica e razionale, è lo stesso che hanno le persone di successo al giorno d’oggi. Ed è lo stesso modo corretto di ragionare che hai anche tu che stai leggendo questo book proprio perché vuoi capire nel profondo le programmazioni d’allenamento che stanno dietro ai grandi professionisti degli SdC.

Ad ogni modo, a quel primo step seguirono poi test d’inglese, colloquio tecnico e motivazionale. E alla fine e contro tutte le aspettative che avevo, supero tutto.

Mi ritrovo infine ad essere l’unico diplomato in mezzo a 9 ingegneri che mi guardano in malo modo non appena gli dico di essere un laureando in Scienze Motorie.

Inizia così il corso di studi tecnico in parallelo a quelli universitari che, inevitabilmente, rallentano.

Salgo a Torino, lavoro per otto mesi al Centro Ricerche di una grossa casa automobilistica, mi gestisco casa e lavoro in totale autonomia. L’aver lavorato fin da adolescente mi ha consentito di diventare più responsabile e di comprendere in largo anticipo il reale valore del denaro rispetto ai miei coetanei e queste qualità mi consentirono di superare le difficoltà di vivere da solo con estrema facilità.

L’organizzazione puntigliosa di tutto, mi permetteva di avere la situazione pienamente sotto controllo nonostante fosse la mia prima esperienza da indipendente e addirittura lontano da casa. Gestivo le spese, gli studi di due discipline totalmente opposte (Scienze Motorie e Studi di Meccanica) e gli allenamenti come se nulla fosse.

Contemporaneamente lì scopro un mondo della lotta totalmente diverso da quello che c’è al sud: combattimenti ogni mese, preparazioni atletiche specifiche e generali, mega palestre e tanta voglia di vincere ed emergere. Mi innamoro anche del pugilato, la noble art, che inizio a praticare.

Il percorso della borsa di studio termina dopo un anno e mezzo, una bellissima esperienza che mi ha permesso di accrescere il mio senso del dovere, l’importanza del sapersi organizzare, ma soprattutto mi ha cambiato la vita, donandomi la consapevolezza che:

NESSUNO MAI SI MUOVERÀ PER TE PER FARTI OTTENERE UN RISULTATO,

SE PRIMA DI TUTTO NON SEI TU STESSO A FARE IL PRIMO PASSO

Quindi ritorno a Catania e riprendo gli studi universitari. Siamo a gennaio del 2014 e nel giro di un mese supero 4 materie dell’università e cerco di recuperare il tempo perduto.

Sempre tramite il mio diploma da Perito a marzo vengo assunto in una multinazionale di gestione della rete elettrica, e un mese dopo l’assunzione mi richiamano dal Centro Ricerche per un contratto, che però rifiuto. Gli studi universitari rallentano nuovamente, ma inizio a praticare anche la boxe.

Il mio inizio nella pratica della boxe è stato un po’ travagliato. Avendo già esperienza pregressa di combattimenti con la kick, il K1 e la thai, nel giro di un paio di mesi mi proposero di combattere ed io, dall’alto della mia fierezza tipica di un cavaliere d’onore che non si tira mai indietro alle sfide, ma che nascondeva ancora un’incoscienza occulta di cui non ero a conoscenza, accettai senza esitazione.

Fu un bagno di sangue. 3 round da 3 minuti che non so nemmeno io come riuscii a sostenere. Il lavoro sul ring era molto diverso, molto più dinamico e movimentato rispetto ad un combattimento di Muay Thai, ciò non mi consentiva di respirare e spezzare il fiato in maniera corretta.

Mi sentivo come un misero peschereccio che vorrebbe sopravvivere ad uno tsunami. I pugni entravano da qualsiasi lato.

Ovviamente hai già capito il risultato che ne uscì. Sconfitto ai punti per non so quale virtù dello spirito santo, perché poteva finire anche per KO o TKO senza problemi.

Questa esperienza mi portò a farmi altre domande sugli SdC e sui problemi latenti che ci stanno a monte. Problemi che però negli anni non notava nessuno.

Come può un istruttore di pugilato mandare al macello un allievo convinto che fosse pronto quando invece non lo era per niente?

Come può un istruttore pretendere di voler preparare correttamente un fighter facendogli fare sempre lo stesso allenamento tutto l’anno, spingendolo sempre al massimo?

Queste e molte altre domande mi risuonavano continuamente in testa.

Questa esperienza fu una di quelle dove veramente pensai di abbandonare tutto.

D’altronde, avevo un buon posto di lavoro assicurato, chi me lo faceva fare a prendermi continui permessi per studiare e darmi le materie? Chi mi obbligava a dover andare tutti i pomeriggi ad allenarmi per migliorare le mie prestazioni? Chi mi costringeva a fare sempre sparring per provare nuove tecniche?

Nessuno!!!

Ma nonostante tutto e tutti, continuavo ad andare avanti, seguivo le materie, passavo gli esami, mi esercitavo e provavo su me stesso nuovi modi e metodi di allenamento, ma sentivo che mancava ancora qualcosa.

Con amarezza mi stavano venendo dei dubbi su un problema che non mi sarei mai aspettato di trovare.

Nel tempo stavo notando che l’università era troppo accademica, c’era troppa teoria nel mezzo e pochissima applicazione pratica.

L’esempio lampante di tutto ciò, la goccia che fece traboccare il vaso, avvenne dopo aver passato l’esame di biomeccanica, voto 27/30.

Mi sono detto

WOW posso dire di conoscere l’argomento

ed ecco che, comprando per pura curiosità un libro di biomeccanica applicata alle alzate di potenza dei powerlifter, scopro con mia grande sorpresa che non ci capivo un C***O in ciò che c’era scritto.

Avevo l’amaro in bocca per ciò. In quel momento mi sentivo come un’analfabeta che provava a leggere la Divina Commedia.

Per carità, non mi sentivo chissà chi ed ero consapevole di avere ancora tante cose da imparare, ma ero pur sempre un laureando in Scienze Motorie che si era fatto un mazzo gigantesco per passare al meglio quella materia specifica con un voto decente!!!!

Quel libro me lo sono dovuto leggere e studiare tre volte prima di iniziare a comprenderlo.

Ma la cosa che mi lasciò assolutamente di stucco, fu che quel libro lo aveva scritto un ingegnere che aveva solo la passione per powerlifting!!!

Ti rendi conto del paradosso?!?!?

Non lo aveva scritto un dottore del movimento né tantomeno un Chinesiologo o un Fisiatra!!!

Bensì un ingegnere!!!! che di fisiologia del movimento non sapeva nulla in quanto non era il suo settore!!!

Era però riuscito ad applicare in maniera precisissima i principi della meccanica alle alzate del powerlifting, con tanto di tabelle e schemi matematici con comprovavano tutto.

La scoperta di questo paradosso e la mia smania di voler sapere come si allenano i grandi campioni e cosa ci sta dietro alle loro preparazioni atletiche (che non sono il classico “fai 3 serie da 10 ripetizioni per ogni esercizio”) mi portò a guardarmi in giro anche fuori dall’università, comprando svariati libri di noti preparatori atletici di fama internazionale e di prendere la decisione che dovevo intraprendere anche degli studi extrauniversitari, partecipando a diversi corsi di formazione.

Tutti questi corsi furono pagati con i miei sudati guadagni che, ancora una volta, mi facevano andare in controtendenza a ciò che facevano i miei coetanei che si compravano tutti il macchinone.

Nel momento in cui scrissi questo libro, conseguii diverse Qualifiche come:

  • Istruttore di Fitness Wellness 1° e 2° lv (ConfSportiva – Università di Catania)
  • Istruttore di Allenamento Funzionale 1° e 2° lv (Functional Training School)
  • Allenamento al Femminile (Functional Training School)
  • Dimagrimento e Alimentazione (Functional Training School)
  • Postural Basic (Functional Training School)
  • Tecnico FIPE 1° lv (Federazione Italiana Pesistica)
  • Istruttore di Kettlebell Training 1° lv (Functional Training School)
  • Cutman professionista (ICA – International Cutman Association)
  • Istruttore Certificato per lo Scrutinio del Movimento Funzionale 1° e 2° lv (Metodo FMS)

Tutti questi studi effettuati, il miglioramento delle mie prestazioni sportive, l’aumento della sicurezza in me stesso, il non aver paura a rispondere e chiedere il perché di una determinata cosa, sono solo alcuni dei risultati raggiunti grazie a tutto ciò che ho fatto e studiato fino ad oggi.

Ecco così che nasce il

COMBAT TRAINING – TO GAIN MAX PERFORMANCE OF FIGHTING

Questo metodo d’allenamento vuole aiutare in modo SINCERO tutti i Fighter e Allenatori di SdC a comprendere come creare programmazioni d’allenamento fatte “su misura” nel caso dell’atleta che deve gareggiare, o con progressione regolare e bilanciata nel caso di allenamenti di gruppo tenendo sempre in considerazione, grazie all’utilizzo di determinati test specifici, i seguenti due principi:

  • IL MANTENIMENTO DELLA SALUTE
  • L’AUMENTO DELLA PERFORMANCE SENZA INTACCARE LA SALUTE

Potrai pertanto capire come, al posto di lavorare a corpo libero o solo con piccoli pesetti da 1 o 2 kg come si fa nelle classi d’allenamento, imparare come lavorare con il powerlifting, il weightlifting, il kettlebell e molti altri attrezzi utili che spesso sono banditi “perché rallentano il movimento”.

Il fatto è che, come già accennato prima, il 90% degli istruttori di un qualsiasi SdC di oggi, altro non sono che ex atleti con un bagaglio tecnico immenso, senza avere però la conoscenza adatta per farle sfruttare al meglio dal fighter aumentando le proprie capacità atletiche. Sarebbe come dire di avere un Ferrari, che però la tengo ferma o al massimo ci faccio il giro dell’isolato perché ha il motore mezzo fuso.

Con tale metodo non voglio “sostituirmi” agli istruttori/maestri o chicchessia che vi insegna uno SdC, bensì voglio mettere a loro disposizione le mie conoscenze, create in anni di tentativi ed errori continui fatti su di me così da poter creare il fighter che, avendo già la Ferrari, gli si possa fornire il motore nuovo di zecca appena uscito dalla fabbrica, pronto a far fischiare le ruote e strappare l’asfalto da terra come se nulla fosse.

Con il Metodo Combat Training che imparerai leggendo questo libro, nulla sarò dato per scontato o al caso, ogni allenamento ti verrà spiegato nei minimi dettagli fornendoti anche tutte le motivazioni del perché utilizzare proprio quell’esercizio e non quell’altro, perché da eseguire in quel modo e non in quest’altro.

Se applicherai tutto, ti garantisco che i risultati non tarderanno ad arrivare, facendoti ottimizzare così al massimo possibile i risultati più importanti che dovrai raggiungere, ovvero essere nella tua condizione fisico-atletico-mentale migliore possibile per il giorno della gara.

Questo metodo è il frutto di tutte le mie competenze e conoscenze acquisite e messe in pratica in 15 anni di esperienza in ambito di Preparazione Atletica per gli Sport da Combattimento.

È il frutto di come sono cresciuto, delle difficoltà che ho dovuto superare e di come sono diventato.

È il frutto di ciò che voglio essere e diventare.

È il frutto di ciò che sono adesso, ovvero il Dottore in Scienze Motorie con continua ad aggiornarsi, con la capacità REALE di saper applicare sul fighter che mi si pone davanti ciò che ha studiato, ottimizzando il tutto grazie anche al confronto con altri esperti di diversi settori al fine di raggiungere l’unico obiettivo che mi sono posto:

ottenere THE MAX PERFORMANCE of FIGHTING – la Massima Prestazione da Combattimento

 

[1] kung-fu: per la precisione questa disciplina si chiama Wushu che significa letteralmente “arte marziale”. Nel prosieguo del libro verrà comunque chiamata kung-fu, che significa invece “duro lavoro”, in quanto nel corso dei decenni si è diffusa proprio con questo termine

 

[2] Queste sono domande di cui ancora attendo risposta

IL MIO MODO DI PENSARE

ABOUT – IL MIO MODO DI PENSARE

Io alleno solo atleti

Il più grande spreco nel mondo

è la differenza tra ciò che siamo e ciò che POTREMMO DIVENTARE

Ben Herbster

Lo so, ti sembrerà strano leggere il titolo di un paragrafo intitolato così.

Ma a differenza della maggior parte di coloro che sono più o meno all’interno del mondo degli Sport da Combattimento, io ho deciso di allenare solo ATLETI.

Alleno solo atleti e sai perché?

Perché ogni singola persona che si allena e viene seguita da me viene “gestita” come un’atleta. Tutti indistintamente a prescindere che tu sia un’agonista o solo un’amatore.

La realtà è che da quando ho iniziato a pensare ad ogni mio fighter come un’atleta agonista, a prescindere che volesse gareggiare o meno, la qualità del mio lavoro è migliorata notevolmente.

Ma cosa vuol dire gestire un’atleta?

Vuol dire fargli raggiungere la miglior performance possibile per la competizione specifica che dovrà affrontare.

Con ciò non voglio dire che bisogna necessariamente salire sul ring per misurarsi contro un avversario, perché per un’amatore la competizione specifica può essere anche la propria vita di tutti i giorni, dove ci si sbatte e si lotta per portare a casa il pane.

E un conto è farlo con facilità grazie alla presenza di un proprio corpo atletico e prestante, tutt’altro conto è doverlo fare a fatica, con continui intoppi che ti rallentano sempre più a causa di un corpo che non ti permette di adattarsi in maniera tempestiva alle difficoltà che ti pone davanti la vita.

Quindi voglio mostrarti adesso quali sono i 4 ASPETTI FONDAMENTALI che guardo e tengo fortemente in considerazione per far raggiungere ai miei Atleti-Fighter la massima performance che il proprio fisico può mettergli a disposizione:

  • ALLENAMENTO: dobbiamo dare il giusto stimolo allenante al nostro allievo, non c’è nulla da inventarsi, dobbiamo capire attraverso una precisa analisi di dove partiamo, dove vogliamo arrivare. È inutile utilizzare programmi prestampati o quello dell’amico, bisogna costruire un allenamento su misura. Iniziamo a dare importanza non solo alla quantità di allenamento ma anche alla Qualità
  • ALIMENTAZIONE: è fondamentale inserire il giusto carburante dentro la nostra Ferrari, è inutile allenarsi come un pazzo se poi si mangia male, la performance passa attraverso la corretta alimentazione. Abbiamo una Ferrari a disposizione? Bene!!! Allora metti la 100 ottani e facci pure il pieno!!!!
  • RECUPERO: bisogna capire quando il nostro allievo necessità di un recupero fisico. Capire i giusti carichi ma anche i giusti tempi di recupero per evitare di incorrere nell’infortunio. Per recupero intendo anche un recupero “fisioterapico-posturale” in modo da poter evitare infortuni e poter lavorare in massima sicurezza.
  • ASPETTO MENTALE: non c’è nulla da fare. La centralina è tutta nella testa. Bisogna capire il modo di ragionare del nostro atleta, le sue debolezze e i suoi punti di forza, capire come aiutarlo nei momenti di difficoltà e come tirar fuori il meglio di sé durante tutto il suo percorso.

Questi quattro punti sono tutti collegati tra loro e non si può prescindere di lavorarne uno senza considerare gli altri restanti.

Per far ottenere al mio atleta un alto livello prestativo, devo assolutamente avere tutti questi punti in equilibrio (provate a pensare quante volte si è detto “quello è fortissimo ma non ha la testa”)

Pertanto, come con i fighter agonisti, nello stesso modo lavoro con i miei fighter amatoriali. È inutile concentrarsi di più su alcuni atleti tralasciando gli altri o considerandoli meno. Come è inutile concentrarsi solo su un aspetto e scordarsi degli altri.

L’obiettivo dei fighter si raggiunge migliorando ognuno dei 4 aspetti appena descritti a prescindere che sia un’agonista o un’amatore. Fermati un attimo a riflettere su questo aneddoto che ti do:

In media, nella carriera di un coach per SdC, quante persone passano ad allenarsi sotto di lui?

Moltissimi.

Quanti ne escono agonisti di successo?

Se arriviamo a contarli sulle dita di due mani è già davvero un gran successone.

E tutto ciò perché accade?

eh ma sai, i giovani di oggi non sono più come una volta

Questa frase, che rappresenta la risposta del 99% degli istruttori di SdC, mi sa tanto di volpe che disse che l’uva era acerba perché era troppa alta.

Cosa pensi succederebbe invece, se solo tutti gli istruttori di SdC si mettessero anche loro a guardare questi 4 aspetti fondamentali appena descritti???

Te lo dico io cosa succederebbe:

Ci sarebbero così tanti fighter REALMENTE pronti a combattere, che si potrebbero organizzare combattimenti per ogni fine settimana dell’anno e per ogni categoria di peso.

 

La concorrenza mi disturba

Posso avere stima di una SANA competizione

ma mai paura di una pessima imitazione

Anonimo

Purtroppo il mondo è pieno di opportunity seeker, ovvero di “ricercatori di opportunità”, cioè coloro che stanno sempre lì in agguato, pronti a ad aggredire una qualsiasi opportunità vantaggiosa per loro.

“guarda quello che sta dando delle info gratis!!! prendiamole subito e poi scappiamo!!!”

Per nostra fortuna però, per ogni opportunity seeker che c’è là fuori, c’è tantissima gente come te che ha REALMENTE bisogno delle info che fornisco e che guarda più al contenuto e alla qualità delle informazioni fornite e a come poterle applicare concretamente, anziché guardare al fatto di avere un programma già pronto da poter utilizzare spacciandolo per proprio.

Anche perché, tutti quei ricercatori di opportunità di cui abbiamo parlato, alla fine dei conti non usufruiranno mai realmente delle info che fornisco, per il semplice fatto che:

  • Una volta lette le info, fermandosi solo ai programmi in sé, non riusciranno mai a capire i concetti che ci stanno alla base che lì potrebbero aiutare a poter modificare e ottimizzare gli allenamenti in base ai vari casi che si potrebbero presentare
  • Avendo questo book a portata di mano, fin tanto che non sia realmente propenso ad aumentare le proprie conoscenze, rimarrà lì ad ammuffire per non so quanto tempo prima che venga letto realmente e con cognizione di causa

Andando alla concorrenza, la diffusione di palestre e centri personal sta diventando così diffusa, che vi è ormai anche una concorrenza spietata tra le palestre ed i personal trainer stessi. Tutti vogliono allenare tutti, in qualsiasi modo e con qualsiasi certificazione.

Non passa giorno che senta un “collega” parlar male degli altri infangandone il nome senza alcun criterio valido.

Esatto hai letto bene, come ho appena detto, io ho parlato di collega e non di concorrente.

E non è un errore proprio perché li reputo appunto colleghi e non concorrenti a cui rubare i clienti.

Personalmente potrei essere solo contento su un altro personal trainer possa trarre vantaggio da ciò che dico e diffondo da anni.

Altro non è che una gratificazione per me, perché conferma ulteriormente che come lavoro io funziona bene, tanto bene da essere copiato anche da altri.

Si, in effetti mi darebbe molto fastidio invece vedere qualcuno che applica ciò che dico, senza però mostrare gratitudine o creare un rapporto di crescita reciproca con me al fine di ottimizzare sempre più un modo di lavorare già di per sé ottimo.

 

Programmazione Personalizzata: Bene di Lusso?

La civiltà occidentale è un coacervo di articoli di lusso

elaborato da parassiti

per il consumo di oziosi

Nicolàs Gòmez Dàvila

Il titolo è stato messo di proposito nell’ordine in cui lo vedi.

Una Programmazione dell’allenamento totalmente PERSONALIZZATA con tanto di eventuali sedute personal specifiche per l’atleta, può essere considerata realmente un bene di lusso?

Secondo la mentalità comune si, perché al giorno d’oggi purtroppo si pensa prima di tutto al fatto che pagare un professionista che impieghi tanto tempo a cucire addosso all’atleta una programmazione personalizzata fatta ad hoc:

  • È un impiego di tempo inutile
  • Non è un investimento utile a far aumentare la prestazione atletica del fighter

Effettivamente anche secondo il mio pensiero è un impiego di tempo inutile, ma anche no…

Dammi un attimo per esprimerti il mio pensiero.

Ho sempre rifiutato la visione della Programmazione Atletica Personalizzata come qualcosa di inarrivabile o comunque che sia adatta solo ad atleti professionisti o d’elitè, sostanzialmente per due motivi:

  • Motivo 1: a pochissimi viene concesso di avere una programmazione personalizzata

E questo è inaccettabile in un’epoca dove ci sono tantissimi aspiranti fighter che però si vedono sbattuta la porta in faccia solo perché vengono messi in secondo piano dalla presenza di atleti già più esperienti di lui. Per non parlare degli effetti nefasti degli allenamenti di gruppo creati senza criteri d’allenamento che siano realmente adatti a quelli che sono gli obiettivi di un vero fighter, ovvero saper combattere, e saperlo fare al meglio.

  • Motivo 2: Vivrei come un fallimento professionale se un fighter fosse costantemente e nel lungo periodo “dipendente” dalla mia presenza e dai miei allenamenti per trovare i mezzi fisici e mentali per migliorare la propria prestazione atletica

Proprio per questo nel lungo periodo cerco di essere un semplificatore, ovvero devo essere in grado di rendere la persona “indipendente”, nel più breve tempo possibile, nel percorso di raggiungimento del proprio “potenziale” di prestazione atletica, che sia un fighter d’élite o un semplice amatore che vuole vivere la quotidianità al meglio delle proprie possibilità e stato di salute.

Con ciò non voglio dire che una volta addestrato, il fighter deve allenarsi da solo, non fraintendermi.

Quello che sto cercando di dirti è che c’è una sostanziale differenza tra seguire passivamente gli allenamenti impartiti dal coach, e capirne invece nel tempo i principi che ci stanno alla base così da lavorarci sempre addosso insieme per renderli sempre migliori e ottimizzati rispetto all’obiettivo che ci si pone.

Purtroppo mi capita ancora molto spesso sentirmi dire da certi “colleghi” queste parole:

io ho degli allievi che ormai senza di me non saprebbero minimamente come allenarsi. Sono il loro punto di riferimento!!!

Ma quando gli faccio notare il mio pensiero di lavoro, noto con dispiacere che si inalberano inutilmente considerando più che legittimo avere un folto gruppo di seguaci pronti a tutto per lui. Seguaci che tra l’altro fungono da flusso di cassa costante per le tasche del coach.

“Mica mi devo mettere a cercare sempre nuovi atleti!!!”

Questo è ciò che esce dal pensiero di alcuni rinomati PITTI’ che lavorano con alcuni atleti…

Ovvero un pensiero del tutto egoistico e che non mira assolutamente all’obiettivo primario dell’atleta, che non è semplicemente farlo allenare, ma è renderlo:

  • PERFORMANTE NEL LUNGO PERIODO
  • CONSAPEVOLE DEGLI ALLENAMENTI CHE SEGUE
  • CAPACE DI RAGGIUNGERE LA PEAK PERFORMANCE (prestazione di picco) il giorno della gara

Proprio per questo io, dopo un primo periodo di percorso eseguito insieme all’atleta passo passo con un numero definito di sedute personal ed una programmazione mutevole nel tempo dove si mira a ottenere il pieno controllo motorio del proprio corpo, porto in maniera del tutto naturale la persona stessa a “sentirsi” indipendente nel proseguire il suo percorso di allenamento, continuando comunque ad interfacciarsi con il proprio coach al fine di migliorare sempre più la propria prestazione tecnica ed atletica.

E questo può accedere solo se sono state create le basi attraverso una programmazione dell’allenamento personalizzata dandogli il giusto periodo di tempo per consolidarsi, e ottenendo così delle fondamenta utili a poterci costruire sopra un corpo solido e prestante pronto a diventare un treno in piena corsa quando si sale sul ring.

In tutto ciò, l’UNICO motivo per cui inserire delle sedute personal in futuro secondo la mia etica professionale, è il fatto di dover migliorare determinati movimenti tecnici al fine di ottenere nuovi stimoli per migliorare la prestazione atletica dell’atleta.

E ciò non lo fai con semplicemente continuando a fare delle sedute d’allenamento classiche di gruppo, ma lo fai con delle sedute personal che diventano delle vere e proprio ore di formazione pratica tra il preparatore e l’atleta in quanto si va a studiare nello specifico un determinato movimento al fine di migliorarlo.