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Un Atleta Agonista NON leggerà MAI questo articolo

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Dentro un ring o fuori, non c’è niente di male ad andare al tappeto.

È sbagliato rimanere a terra

Muhammad Alì

Per quanto la gente possa fraintendere il mio essere “sicuro di me” quando parlo con “arroganza” di cose che conosco perfettamente, in verità è che io sono (e lo sono sempre stato) molto quadrato, metodico e logico su ciò che so, ma soprattutto su ciò che non so.

Ed esser sicuri di ciò che si dice quando degli argomenti trattati si è fatta ragion di vita non è arroganza. È semplicemente “non essere un ciarlatano”, come invece va tanto di moda oggi nel mondo.

Sarebbe strano invece il contrario (o almeno penso), e cioè avere a che fare con qualcuno che si definisce esperto ma in verità non è sicuro di ciò che dice.

Ciò premesso, nonostante io sia certo di ciò che dico e sia ancora più certo e consapevole che ho ancora una miriade di cose da imparare, non sono affatto un GURU o una qualsiasi altra figura che possa lontanamente somigliarci.

Quel poco, anzi pochissimo che ho fatto e ho imparato fino ad oggi, li ho conquistati col coraggio.

Ovvio che ci vuole anche la capacità di fare e saper far fare le cose, ma senza il coraggio queste capacità non sono nulla.

In questo post voglio quindi parlarti di quelli che sono i retroscena del progetto che si chiama COMBAT TRAINING. E per fare ciò non posso fare altro che parlarti della mia esperienza, tenendo bene a mente che il mio pensiero non è il tuo né tantomeno lo deve influenzare.

Nato da gente umile e onesta, ma povera, lavorando per mantenermi la palestra e spaccandomi il culo arrivai a ottenere dei risultati agonistici soddisfacenti che, per un ragazzino che si è fatto da solo quando nessuno crede in lui, è come essere arrivati sull’olimpo.

Quando ho deciso di creare Combat Training, sapevo che avrei dovuto dare il tutto per tutto. A prescindere da ciò che avrebbero detto di me come “ma tu chi c**o sei?” oppure “come ti permetti a dire che i miei allenamenti non sono ottimizzati?”

Ma quando sono partito non sono stato lì a pensare a chi o cosa mi sarei messo contro o a dover rivedere tutto quello che avevo imparato e conquistato negli anni.

Lanciata la pagina Facebook mi sono sentito dire dalla maggior parte delle persone che non ero nessuno e che non potevo sostituirmi all’esperienza agonistica che hanno gli allenatori (chi ha mai detto di volermi sostituire?).

Da lì dovevo sperare di riuscire a continuare a gestirla e che qualcuno iniziasse a leggere i miei articoli, comprendendo a fondo di cosa parlavo.

In sostanza mi sono buttato sperando che il paracadute si aprisse prima di spiaccicarsi a terra. Tutto o niente. E reputo che questa è l’unica base di partenza per realizzare un progetto, qualsiasi esso sia, come anche vincere un campionato importante.

Poi, io capisco pure che non sia semplice, perché nemmeno io ci ho dormito diverse notti prima di decidermi e lanciarmi, di dirlo a Daniela dicendogli che dovevo togliere del tempo alla famiglia per portare avanti il progetto Combat Training.

Tutti mi dicono “eh ma vedrai che appena ti sposi, ti metti a lavorare, avrai figli, ecc ecc non riuscirai più a gestire questo progetto e non potrai più allenarti come prima”

Ma intanto sono ancora qui a continuare ad allenarmi (anche se con difficoltà) con l’intento di tornare a combattere, mi sono sposato e ho avuto figli, mi sono laureato e sto con la famiglia e, nonostante tutto, continuo a portare il mio progetto avanti.

Ed io, prima di tutto, posso solo insegnarti questo, “ANDARE AVANTI A PRESCINDERE DA TUTTO E DA TUTTI”. E questo è ciò che voglio sempre spiegare alla gente prima ancora di parlare di Preparazione Atletica per SdC e delle differenze che ci sono tra preparatore ATLETICO e preparatore TECNICO.

Ed è anche l’unico modo che conosco di andare avanti. Tant’è che ODIO pure avere dei piani B e ti spiego perché:

Il mondo lì fuori è già strapieno di gente che dubita, che ti vuole buttare merda addosso o anche solo ti vuole demotivare dicendoti che non ce la farai, che non puoi riuscirci, che “non sei all’altezza” e che “ma chi ti credi di essere”.

Ma il fatto è che, molto probabilmente, questa cosa può essere anche vera o vera in parte, nel momento in cui te lo dicono. Perché è vero che, IN QUEL MOMENTO, non si hanno tutte le risorse, le capacità o le persone giuste accanto per farcela e portare a termine gli obiettivi agonistici e non.

Ma NESSUNA persona di successo le ha quando parte. Costruisce queste capacità strada facendo mettendoci coraggio, cuore, voglia di fare e spirito di sacrificio.

Ed io ADORO le persone negative che mi dicono che non ce la farò e che riuscire in questo progetto è impossibile.

Perché tutto quello che mi dicono mi spinge a dare di più, fare di più, imparare ed allenarmi di più.

Ed è con questa mentalità che mi faccio strada in mezzo a tutte le persone negative che mi si pongono davanti. E come lo faccio io lo può fare chiunque perché prima di tutto io sono una persona NORMALE come il 98% della gente che c’è al mondo.

Sono del parere che ogni singola persona che desidera veramente ottenere degli obiettivi agonistici importanti, può riuscirci.

Il problema vero ci sta quando invece si dubita già in partenza di sé stessi, perché quello che stai facendo inconsciamente, in pratica si traduce in queste affermazioni:

“se il mio obiettivo non lo raggiungo, ho pur sempre un piano B”

“se cado, qualcuno o qualcosa mi tirerà nuovamente su”

E tutto questo toglie energia ai tuoi obiettivi principali. A quello che dovrebbe essere il tuo unico focus come Vincere un campionato importante.

Negli anni ho notato che il genere umano funziona meglio “senza protezioni”, non ha caso le più grandi scoperte sono state fatte proprio nei periodi di crisi.

E nessuna persona che abbia avuto successo in maniera onesta, ha mai avuto un piano B.

Io agisco e sto agendo proprio in questo modo. Non ho un piano B. Ho solo un piano A.

Ho poi anche un secondo piano che per ora è messo da parte ed è il piano A+, ovvero quel piano che diventerà il nuovo piano A non appena quello precedente funzionerà e darà i primi frutti.

Quando sento le persone dire non ho tempo per allenarmi, mangiare bene, nutrire bene la mente, mi arrabbio, perché sembra che non abbiamo tempo per migliorarsi, ma di averne molto per autodistruggersi.

Io mi alzo quasi tutte le mattine alle 5.00 (monto a lavoro alle 7.30, quindi potrei alzarmi anche alle 6.30 o alle 7.00 volendo), ma invece mi incazzo perché per un motivo o un altro non riesco ad alzarmi tutte le mattine alle 5.00 e trovare del tempo per studiare o allenarmi.

Ma se alzarti presto ti disturba e ti pesa per migliorarti, stai già vivendo il piano B, mettendo da parte i tuoi obiettivi. Agonistici o non che siano.

Se NON hai voglia di allenarti, di mangiare bene, di lavorare di più e meglio e ti senti stanco, stai già vivendo il tuo piano B.

Se sogni come gli sfigati di rientrare in categoria di peso pensandoci solo una settimana prima con l’utilizzo della tuta termica, o di allenarti solo 3 volte la settimana per vincere un campionato, tu stai vivendo nel piano B.

E addirittura ti sei creato un piano C per cercare di fare ancora meno.

Che modo orribile di vivere e voler emergere in ambito sportivo.

Ma facciamoci un attimo 4 conti.

Ognuno di noi ha a disposizione 24 ore al giorno. E se dedichi 10 ore per lavorare, ti rimangono 14 ore per raggiungere i tuoi obiettivi agonistici. Ok, 7 le dedichi per dormire, te ne rimangono 7. Un’altra ora la perdi nel traffico per spostarti. Siamo a 6.

Ok altre due ore le dedichi per i pasti (manco se mangiavi tutti i giorni al ristorante). Rimangono 4 ore per i tuoi obiettivi agonistici.

Ok la sera dedichi altre due ore ai tuoi cari: moglie, marito, figli, parenti e animali oltre i pasti. Te ne rimangono 2 al giorno. Per un totale di 14 ore a settimana. Togliendo altre 4 ore per gli imprevisti e altre cose (manco fossi impiegato in un’impresa che vive nell’emergenza costante), ti rimangono 10 ore per poterti allenare ogni settimana.

Quando invece la maggior parte degli “atleti” non riesce ad allenarsi più di 4,5 – 6 ore a settimana (3-4 lezioni da circa un’ora e mezza l’una).

Quelle 5 ore di media a settimana di allenamento in più in un anno (composto da 52 settimane), sono ben 250 ore di allenamento che potresti aver fatto in più rispetto ai tuoi avversari. Pensa a dove potresti essere tra un anno dopo tutte queste ore in più d’allenamento.

Saresti in nazionale come minimo.

E allora quando la gente mi chiede “dove trovi il tempo di allenarti” io rispondo semplicemente che mi rompo il culo per 4-5 volte di più rispetto alla maggior parte delle persone che invece preferiscono guardarsi Netflix.

Non ci sono altre risposte.

Questo, quindi, è il mio augurio per tutti voi che fate parte di quella ristretta cerchia di persone che vuole VERAMENTE incrementare la propria performance sportiva.

Che tutti voi possiate stracciare il piano B che vi siete creati e iniziare a vivere il vostro piano A, l’obiettivo principale che avete, qualunque esso sia, senza rete di protezione, senza scuse e con la certezza inoppugnabile che ce la farete.

PER ASPERA AD ASTRA

PS: Articolo riadattato al contesto del Combat Training e degli atleti agonisti per SdC. L’articolo originale è un post di Frank Merenda intitolato “il mio piano B per il 2019” che ringrazio per i continui spunti che fornisce a tutti coloro che lo seguono.

Graziano Sciuto

Graziano Sciuto

Preparatore Atletico per sport da Combattimento

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