Come mi differenzio dalla Concorrenza e in che modo ti insegno a buttare giù l’avversario fin dal primo round

Salire sul ring senza una preparazione atletica specifica,

e come correre in autostrada contromano…

…consapevolmente

Graziano Sciuto

Al giorno d’oggi molti fighter, oltre a frequentare allenamenti incentrati sulla propria disciplina (boxe, MMA, Thai Boxe, ecc), dedicano le loro giornate ad allenarsi in sala pesi, in piscina, a praticare crossfit o anche a fare solo la solita corsetta mattutina, con l’unico scopo di migliorare le proprie performance da combattimento. Ogni combattente vorrebbe mettere al tappeto il proprio avversario già dal primo round ed è proprio per questo motivo che si concentra anche su altre metodologie di allenamento.

Ma dai miei oltre 12 anni di esperienza di allenamento e studi approfonditi in ambito sport da combattimento, posso assicurarti che tutto ciò non ha alcun senso.

E questo lo possono confermare anche i miei passati allievi che ho felicemente allenato.

Non è alzando pesi in stile body building, nuotando e correndo per ore che tu butterai k.o. il tuo avversario vincendo l’incontro. Questo è un falso mito che molti combattenti purtroppo pensano funzioni perché hanno visto Tyson e Alì allenarsi in questo modo.

Ma tu non sei loro (altrimenti non saresti qui a leggere questo articolo), e sei pienamente consapevole che per raggiungere livelli degni di nota devi spaccarti il culo negli allenamenti.

Ciò che fai attualmente, comporta inoltre delle spese settimanali e mensili che non sono bruscolini.

Quindi, oltre al danno di non raggiungere la performance utile a stendere il tuo avversario, hai anche la beffa di spendere dei soldi inutilmente perché questo percorso non ti porterà a raggiungere i risultati desiderati.

Mentre seguendo una preparazione specifica e mirata fatta da me, spendi molto di meno, e inoltre migliori le tue performance, notando i risultati già nei primi 30 giorni.

Se vuoi migliorare le tue performance, tutto quello che dovrai fare è completamente diverso.

Ti spiego subito come stanno davvero le cose e in che modo io posso aiutarti a diventare un vero campione sul ring.

Con il mio metodo COMBAT TRAINING PROGRAM, non avrai più bisogno di allenarti nelle sale di body building, nuotare e correre di prima mattina, perché a differenza di questi, tutto l’allenamento sarà indirizzato al tuo unico obiettivo principale:

SALIRE SUL RING AL MASSIMO DELLE TUE PRESTAZIONI ATLETICHE

  • SENZA dover pensare al calo del peso
  • SENZA dover perdere ore ed ore nella “corsa per il fiato”
  • SENZA sentirsi dire “è colpa dell’adrenalina!! Vedrai che poi ti passa”

CON LA CERTEZZA ASSOLUTA DI AUMENTARE DRASTICAMENTE LE POSSIBILITÀ DI VITTORIA DEL MATCH

Vi aiuterò personalmente, e con le giuste tecniche di allenamento specifiche per aumentare le probabilità di mettere a tappeto l’avversario.

Quindi abbandona la sala pesi in stile body building e la pratica del crossfit, le piscine e le corsette mattutine, perché stai solamente perdendo del tempo prezioso che puoi dedicare ad allenamenti specifici e mirati basati sulla periodizzazione dell’allenamento utilizzata dagli atleti professionisti d’elitè, per salire sul ring e buttare giù il tuo avversario in pochi minuti.

Ma chi sono io e perché dovresti ascoltarmi.

A differenza di altri istruttori che sono ex atleti con 20 anni di esperienza sul campo ma zero conoscenze in termini di preparazione atletica, io sono un preparatore atletico laureato specializzato in Sport da Combattimento.

Quindi rispetto alla concorrenza so molto bene di cosa parlo e il modo in cui far raggiungere i risultati ai miei allievi.

Anche molti miei allievi possono confermare il mio modo in cui mi differenzio dal resto degli istruttori, come Giacomo istruttore di MMA e fondatore della palestra Archè Training Center di Catania, che ha detto questo di me:

“Nel corso degli anni ho avuto modo più volte di colloquiare con istruttori e maestri e spesso una delle prime cose che notavo, era quanto questi volessero dare a vedere di essere super competenti, utilizzando volutamente un linguaggio complesso, intriso di autocompiacimento.

Graziano non è così.

Si capisce subito la preparazione, ma allo stesso tempo ti spiega le cose in maniera semplice, diretta, con tutta l’umiltà e la disponibilità data dalla persona.

Ho anche riconsiderato alcuni protocolli di allenamento a seguito dei confronti che ho avuto con lui e non vedo l’ora di iniziare la preparazione per poter toccare con mano i risultati della sua filosofia e metodologia di allenamento!”

Tutto questo è per farvi capire che per raggiungere determinati risultati, serve un allenamento specifico e mirato, ma soprattutto un esperto serio e preparato in grado si seguirvi passo passo verso il successo.

Vuoi sapere di più su come funziona il metodo COMBAT TRAINING PROGRAM?

Puoi contattarmi direttamente su WhatsApp per richiedere una consulenza conoscitiva senza impegno.

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Le 8 Abilità Biomotorie assolutamente necessarie per un Fighter (Parte 3)

Passiamo alle ultime 2 di 8 abilità biomotorie assolutamente necessarie al fighter. Sei Pronto? Andiamo…

  • COORDINAZIONE

La coordinazione è l’abilità di saper gestire varie parti corporee al fine di farle lavorare insieme per creare un movimento che abbia un fine ben preciso. Molte persone ritengono che la coordinazione debba essere allenata in maniera limitata, tuttavia, come la forza fornisce una solida base alla potenza, la coordinazione è un’abilità cruciale per migliorare velocità e agilità. Ad esempio, saper coordinare il proprio corpo per tirare un pugno iniziando dall’appoggio dei piedi a terra fornisce una potenza al colpo maggiore e più efficiente. Andando più nello specifico, sappiamo tutti che un buon lavoro di gambe è una parte essenziale della coordinazione richiesta negli SdC di tipo striking. Il lavoro di gambe però, anche se ne è strettamente correlato, non deve essere confuso con l’agilità.

Infatti, il lavoro di gambe consiste nei movimenti specifici che vengono eseguiti nel tempo e nello spazio con un ritmo prestabilito, il quale ti fornisce l’abilità di muoverti fluentemente e produrre potenza, mentre l’agilità si sviluppa su movimenti basati sul bisogno di saper reagire prontamente ad un stimolo.

Per chiarire ancor meglio la loro relazione possiamo dire in sostanza che più sei coordinato e, nello specifico, il tuo lavoro di gambe sarà migliore, più tu potrai essere agile nel saper effettuare tali movimenti.

  • CONDIZIONAMENTO ATLETICO

Negli Sport da Combattimento la prestazione atletica è strettamente correlata al condizionamento atletico.

Questo si divide in “generale” e “specifico” e deve essere sviluppato dagli atleti su entrambi i fronti a tutti i livelli di esperienza per poter ottenere un’ottima performance. Il condizionamento generale garantisce una buona capacità di lavoro nel tempo, mentre il condizionamento specifico deve essere cucito su misura in base alle caratteristiche richieste dal match e dalla disciplina specifica. Come sappiamo, le discipline ed i vari match presentano differenti variabili, dal peso al tipo di sparring (con o senza KO) e con specifico numero di round e tempo per ognuno. L’obiettivo del condizionamento atletico è quello di sviluppare uno stato di fitness atletico generale che faccia da solida base d’appoggio agli atleti per migliorare il condizionamento specifico. Per fare ciò è necessario saper lavorare in modo opportuno sui tre sistemi energetici, ovvero il sistema dei fosfageni conosciuto anche come sistema ATP-CP (anaerobico alattacido), sistema glicolitico (anaerobico lattacido, suddiviso in lento e veloce) e ossidativo (aerobico).

Di questi 3 sistemi energetici ne parleremo nello specifico in un altro articolo, portando anche degli su come svilupparli.

Con questo terzo articolo abbiamo concluso la descrizione delle 8 abilità biomotorie assolutamente necessarie al fighter.

Sono più che sicuro che questi concetti ti torneranno utili sia nella tua vita di atleta e/o allenatore, sia soprattutto quando continuerai nella lettura dei prossimi articoli quando andremo a vedere nel dettaglio come sviluppare le singole abilità biomotorie e tanto altro ancora.

Se l’articolo ti è piaciuto è reputi possa tornare utile a qualche tuo conoscente, sei libero di condividerlo senza alcun problema.

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LE 8 ABILITÀ BIOMOTORIE ASSOLUTAMENTE NECESSARIE PER UN FIGHTER (PARTE 2)

Come anticipato nell’articolo precedente, in questa seconda parte parleremo di altre 3 abilità biomotorie assolutamente necessarie per un Fighter, ovvero Forza, Flessibilità ed Equilibrio.

Mentre se ti è sfuggito l’articolo precedente, puoi leggerlo qui:

https://www.combattraining.it/le-8-abilita-biomotorie-del-fighter-1/

Tornando a noi, eccoti la descrizione delle altre 3 abilità Biomotorie:

  • FORZA

Come già affermato nel precedente articolo, le abilità biomotorie sono interconnesse e si supportano l’un l’altro. Mantenendo questo concetto ben in mente, la Forza è la più importante abilità da dover sviluppare in quanto essa provvede a costituire la base della potenza e della velocità. Proprio per questa ragione, gli atleti più forti sono tipicamente anche i più potenti e veloci.

La Forza possiede diverse qualità ed espressioni, ma in questo articolo mi limiterò a parlarvi della Forza Massima, mentre le altre le andremo a vedere nello specifico in un articolo successivo onde evitare di dilungarci troppo.

Per definizione, la Forza Massima è l’abilità di creare la contrazione muscolare volontaria massima contro una resistenza. Per riportare questa definizione in termini numerici, sono state create le “3 alzate fondamentali” (Bench Press: distensione su panca piana, Back Squat: distensione di gambe, Deadlift: Stacco da terra) con la quale è possibile quantificare in modo oggettivo la propria forza semplicemente considerando quanto peso sollevi in kg. Ovviamente però, i fighter non possono limitarsi a quantificare la forza massima in termini generali attraverso le alzate, bensì bisogna tenere in considerazione la propria disciplina. Negli sport basati sul grappling, come il wrestling, il BJJ, il judo o la muay thai (nel caso di andare in clinch), i fighter necessitano di esser forti nelle contrazioni sia isometriche che dinamiche, così da potersi difendere dagli atterramenti e ribaltare la situazione a proprio favore. Nelle MMA, oltre ad aver bisogno della forza bruta, necessitano anche di esser mixata con un buon allungamento degli arti così da poter esercitare una posizione di controllo sia in piedi che per terra.

  • FLESSIBILITÀ

In molti Sport da Combattimento, la flessibilità è un fattore critico in quanto non coinvolge solo quanto una persona si sappia “ripiegare” su sé stessa cambiando l’angolo delle articolazioni, ma anche quanta forza si riesce ad esprimere in tutto il range di movimento che esse possiedono. Per intenderci, la flessibilità non è buona se non si ha anche una buona stabilità muscolare che permetta di imprimere forza durante tutto il movimento (nel libro che sto scrivendo vi è un intero paragrafo dedicato solo a spiegare in modo approfondito questi concetti). Pertanto, mobilità e stabilità non sono totalmente separate, bensì sono strettamente correlate a formare la flessibilità.

L’influenza della mobilità sulla stabilità e viceversa è la ragione per cui un riscaldamento fatto bene debba comprendere lavori di rilascio miofasciale e mobilità articolare per la mobilità e lavori di controllo motorio su più piani e diversi punti d’appoggio per la stabilità. Le ricerche, inoltre, hanno dimostrato già da tempo che eseguire questo tipo di riscaldamento e lavorare anche con lo stretching dinamico al posto del classico stretching passivo riduce drasticamente l’insorgere di infortuni e ha un’influenza positiva sulla performance (McMillan et al. 2006). Se ci soffermiamo un attimo su questi concetti, considerando la performance di un fighter deve essere potente ed esplosiva, come mai ci soffermiamo sempre a fare stretching passivo che nel lungo periodo inibisce proprio queste caratteristiche? Proprio per questo, quindi, un riscaldamento deve essere quanto più di propedeutico alla performance richiesta e non il contrario.

  • EQUILIBRIO

Indubbiamente l’equilibrio è una caratteristica utile al fighter e, come la coordinazione, dovrebbe essere inserita spesso negli allenamenti, ma spesso e volentieri viene sopravvalutata. L’equilibrio è un mix di risposte fornite al proprio corpo a valle di forze e stimoli esterni applicati su di esso. Negli SdC l’equilibrio di un fighter dipende dalla distribuzione del proprio peso e da come lo gestisce mentre è in movimento, ma dipende pesantemente anche dalla forza, specialmente nelle posizioni di clinch. Il fighter più forte potrà mantenere l’equilibrio più facilmente rispetto all’avversario, riuscendo anche a farglielo perdere ed effettuare un atterramento.

In questo articolo abbiamo brevemente visto le altre 3 abilità biomotorie che un fighter deve necessariamente avere. Tu ne hai mai sentito parlare? Se sì, le alleni? Quanto e quando le alleni? Sapevi, ad esempio, che lavorando concretamente sulla flessibilità avresti più possibilità di tirare efficacemente calci alla testa che sono, in assoluto, tra i colpi più devastanti e con maggiori probabilità di KO?

Se sei curioso di approfondire questi concetti, puoi richiedere una consulenza gratuita di 30 minuti scrivendomi via email o mandandomi un messaggio su whattsApp.

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Le 8 Abilità Biomotorie assolutamente necessarie per un Fighter (Parte 1)

Per svariati secoli, le arti marziali (da cui derivano gran parte degli sport da combattimento di oggi) venivano praticate allo scopo di mantenersi in forma e per difendersi. Per adempiere al meglio in questi obiettivi, tutti i praticanti (dagli adolescenti ai più esperti) si basavano fermamente sui fondamentali tecnici, sulla disciplina, sulla pratica costante e sulla creazione di un processo d’allenamento sistematico nel lungo periodo. Quando, soprattutto dalla seconda metà del ‘900, le arti marziali e gli SdC iniziarono ad essere viste da un punto di vista atletico, si notò che ogni disciplina si distingueva dalle altre a secondo delle richieste specifiche che, comunque, possono essere divise sostanzialmente in due grandi gruppi: discipline di grappling (maggiore richiesta di forza, flessibilità e resistenza) e discipline di striking (maggiore richiesta di velocità, coordinazione e agilità).

In questo contesto evolutivo degli SdC e delle AM, si è fatta strada negli anni l’esigenza di comprendere come ottimizzare le abilità biomotorie (in gergo: capacità fisiche), che però purtroppo la maggior parte degli istruttori non conoscono. Questa NON CONOSCENZA di come ottimizzare gli allenamenti non accade per ignoranza o per mancanza di intelletto, ma accade perché, semplicemente, nessuno ha mai fatto presente agli istruttori delle discipline come sia possibile allenare differenti abilità motorie senza peccare in altre. Quando si è dei fighter principianti o intermedi, è molto più facile sviluppare svariate abilità biomotorie contemporaneamente, proprio per questo è così diffuso il modo di allenare a classi.

I fighter d’élite, d’altro canto, possono invece ottenere maggiori benefici da periodi d’allenamento specifici dove ci si concentra a sviluppare determinate abilità biomotorie che, nel caso specifico, potrebbero essere l’anello debole della catena che costituisce la propria performance.

Proprio per questo, iniziando con il primo di una lunga serie di articoli, ho deciso di parlarti delle 8 abilità biomotorie di cui necessita assolutamente il fighter, le loro caratteristiche, come allenarle e quali errori evitare. Insomma, nel corso dei vari articoli che verranno periodicamente pubblicati è mia intenzione farti comprendere tutto quello che è necessario per allenarti e far allenare con criterio.

In questo articolo ti presento le prime 3 abilità evitando così di farlo diventare un intero libro. Volutamente non sono entrato nello specifico di come allenarle poiché su questo argomento scriverò successivamente un articolo dedicato. Sei pronto? Allora iniziamo:

  • VELOCITÀ

Tra tutte le qualità atletiche, la velocità è la più richiesta e ricercata. Dalla corsa di velocità nei 100 mt sprint allo sferrare un calcio o un pugno, la velocità è la qualità di cui tutti i commentatori sportivi parlano e in cui tutti gli atleti danno sempre il massimo per migliorarla. La velocità può anche essere vista, per esempio, in una proiezione di BJJ e nello schivare e contrattaccare in una qualsiasi disciplina di SdC. Qualunque sia il tuo sport, la velocità è una qualità deve assolutamente essere allenata.

I muscoli che permettono ad un atleta di muoversi velocemente e produrre forza nel minor tempo possibile sono governati dal sistema nervoso. Come risultato, se l’allenamento è fatto bene, tutte le abilità biomotorie si sviluppano in modo complementare ma, ad ogni modo, è doveroso chiarire che la velocità può e deve essere allenata in uno stato di “freschezza” mentale e fisica (quindi non quando si è già stanchi). Inoltre, è un dato di fatto che la velocità dipende anche dalla tecnica, quindi mai sacrificare le abilità tecniche per trovare beneficio in altre abilità della performance.

  • AGILITÀ

L’agilità è quella capacità biomotoria che ti permette di “separare” gli atleti buoni dagli atleti d’eccellenza. L’abilità di reagire ed esplodere o decelerare e cambiare repentinamente la direzione di un calcio o di un pugno, di una proiezione dell’avversario, ne sono un classico esempio. Quest’abilità può essere innata, ma può anche essere allenata. L’obiettivo dell’allenamento dell’agilità è imparare a saper fare bene le giuste mosse che vengono richieste dalla situazione e dalle posizioni e condizioni sfavorevoli in cui ci si trova. Negli SdC in particolare, i fighter devono costantemente reagire e cambiare posizione in base alle azioni dell’avversario. Per massimizzare questa abilità, gli atleti necessitano di sviluppare la consapevolezza del proprio corpo nello spazio e, per fare ciò, possono provare le diverse combinazioni tecnico-tattiche eseguite in quanti più ambiti differenti e che rappresentino il più fedelmente possibile le condizioni dei match ufficiali, aiutandoli così nei combattimenti e minimizzando il rischio di infortunio o di trovarsi impreparati a determinate situazioni.

  • POTENZA

La potenza è la componente chiave del successo di arti marziali e Sport da Combattimento in quanto aumenta lo scatto e la reattività di un calcio, di un pugno o di una proiezione negli sport di grappling. Per l’importanza che riveste questa caratteristica, i fighter dedicano molto tempo a migliorarla lavorando principalmente a livello sport-specifico, ad esempio sull’esplosività dei calci e dei pugni in base alla disciplina. Ma lo sviluppo della potenza può essere aumentato dedicando anche del tempo a sedute d’allenamento separate dove si va a lavorare sull’incremento della potenza generale. Ci sono molti modi per poterlo fare come, ad esempio, utilizzare gli sprint di corsa, lo skip, i salti, gli esercizi di lancio della palla medica, i movimenti di pesistica olimpica e molte altre strategie tipiche delle sale-attrezzi che possono aiutare il fighter a migliorare la potenza nella propria disciplina.

Nel prossimo articolo andremo a vedere le successive 3 abilità biomotorie di cui un fighter necessita assolutamente, ovvero FORZA, FLESSIBILITÀ ed EQUILIBRIO.

Ti è piaciuto questo articolo? Ti sono sorti dei dubbi o la pensi diversamente in merito? Mandami una email, scrivimi su WhattsApp oppure richiedi una consulenza gratuita.

 

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LA VERITA’ SULLE 3 P: PERIODIZZAZIONE, PIANIFICAZIONE E PROGRAMMAZIONE

Esser simili non vuol dire esser sinonimi

A.G. Sciuto

Da Preparatore Atletico per Sport da Combattimento, su questo sito parlo solo ed esclusivamente di come si dovrebbero creare i corretti piani d’allenamento per far sì che il fighter arrivi al top della performance il giorno del match, NON prima, NON dopo, ma esattamente in quel momento.

Sorge spontaneo dunque parlare spesso di Periodizzazione, di Pianificazione e di Programmazione degli allenamenti ma, qualche giorno fa parlando con Andrea D’antoni di Tactical Combat, anche lui come me preparatore atletico ma specializzato in combattimento tattico e di difesa personale,

(se non lo conosci, qui di seguito hai il link al suo profilo instagram)

https://www.instagram.com/andreadantoniofficial/

Mi ha fatto questa semplice domanda:

“Ehy Gra, ma pensi che la gente conosce il concetto di periodizzazione dell’allenamento???”

Devo dire in tutta onestà che questa domanda è stato un fulmine a ciel sereno per me perché mi sono accorto che effettivamente non ho mai spiegato in parole semplici questo concetto, benché meno abbia fatto una chiara distinzione tra:

Periodizzazione

Pianificazione

Programmazione

Che solo all’apparenza sembrerebbero sinonimi, quando invece sono tre cose ben distinte e con significati TOTALMENTE diversi.

Per spiegarli nel modo più semplice possibile stavolta mi sono avvalso di quello che per me è la bibbia per imparare a creare degli allenamenti con portino a risultati concreti. Sto parlando del libro “Periodizzazione dell’allenamento sportivo” di C. Buzzichelli e T. Bompa.

Non a caso per imparare al meglio, mi sto facendo seguire direttamente dal Prof. Buzzichelli al fine di ottenere il massimo nelle mie prestazioni, ma soprattutto migliorare in modo pratico e diretto le mie competenze in termini di preparazione atletica per Sport da Combattimento.

In questo libro il prof. Buzzichelli espone in maniera chiara e concisa i concetti sopra esposti in questo modo:

“Il termine Periodizzazione si riferisce a due aspetti importanti: la periodizzazione del piano annuale e la periodizzazione delle abilità biomotorie.

La periodizzazione del piano annuale implica la suddivisione temporale del programma in unità più piccole, al fine di una migliore gestione del processo di allenamento e di adattamento, nonché del raggiungimento del picco di forma nelle gare più importanti dell’anno, qualora necessario.

[…]

La periodizzazione delle abilità biomotorie permette di sviluppare a un livello ottimale di forza, la velocità e la resistenza, come fondamento per prestazioni sportive più elevate.

[…]

I termini Pianificazione, Programmazione e Periodizzazione vengono spesso impiegati come sinonimi. In realtà non è così: la pianificazione è il processo di organizzazione di un programma d’allenamento in fasi lunghe e brevi per raggiungere gli obiettivi d’allenamento e di gara, mentre la programmazione è l’atto di riempire tale struttura con il contenuto nella forma di metodi e mezzi d’allenamento.

La periodizzazione incorpora sia la pianificazione, sia la programmazione, in altre parole la struttura del piano annuale e il suo contenuto (consistente in metodi e mezzi d’allenamento) che cambia nel tempo. Quindi, la periodizzazione del piano annuale rappresenta la definizione della struttura del processo d’allenamento, e la periodizzazione delle abilità biomotorie la definizione del contenuto. In altre parole, tutte le volte che si divide l’anno in fasi e si stabilisce una sequenza di sviluppo delle abilità biomotorie, si stila un piano periodizzato.”

Come si evince da quanto scritto in questo libro di testo, la periodizzazione fornisce la divisione temporale del periodo d’allenamento di cui si tiene conto, suddividendolo in periodi diversi che hanno obiettivi “diversi”, come il periodo di preparazione, di pre-agonismo, di agonismo e di taper ad esempio e che verranno a sua volta suddivisi in macro, meso e microcicli, ognuno con i propri obiettivi parziali da raggiungere.

Ed infine, mentre la pianificazione ti indica come organizzare gli allenamenti durante un determinato periodo, la programmazione ti dice in sostanza cosa devi fare in maniera pratica, che tipo di protocolli d’allenamento utilizzare e quali attrezzature devono essere usate.

Infatti, ciò che verrà fornito solitamente all’atleta è solo ed unicamente la programmazione dell’allenamento, ovvero dirgli solo in termini pratici cosa dovrà fare.

Tra l’altro, questa programmazione è quella più soggetta a variazioni (entro certi limiti), in quanto deve “sottostare” all’attrezzatura disponibile in quel momento al fighter. Per intenderci vi faccio un esemipo:

“Cazzo gli metti gli swing con kettlebell per lavorare sull’esplosività della catena estensoria dell’anca se poi il fighter non ha kettlebell pesanti a disposizione?”

Stessa cosa vale anche per i metodi d’allenamento e, sempre per intenderci a titolo d’esempio:

“Per lavorare sulla catena estensoria dell’anca, cazzo gli fai fare il power clean con bilanciere se il fighter non ha mai toccato un bilanciere olimpico in vita sua?”

Proprio per questi e tutta una serie infinita di altri esempi che esistono, è opportuno confrontarsi con l’atleta e saper programmare tutto al meglio in base alle esigenze e alle limitazioni presenti, presupponendo ovviamente che ci sia già una periodizzazione ed una pianificazione a lungo termine di quelli che dovranno essere gli obiettivi da raggiungere.

Per concludere, da atleta prima e preparatore poi, ho capito negli anni che all’atleta non importa assolutamente nulla delle motivazioni teorico-tecnico-bilogico-scientifiche che ci stanno dietro ad una periodizzazione dell’allenamento (a meno che non sia un appassionato).

Bensì gli importa solo sapere cosa, dove, come, quando e quanto allenarsi per dare il meglio durante la prestazione agonistica ed esser sicuri al 100% di arrivarci al TOP della forma.

Quindi, a meno che non sia proprio il fighter a chiedervi le logiche che ci stanno dietro a determinati allenamenti, evitate di fargli sorbire spiegoni infiniti che partono dai principi della periodizzazione della forza per arrivare alle scariche neurali che stanno alla base dell’aumento della velocità.

Spero che con questo piccolo articolo sia riuscito a fornirti un primo quanto prezioso contributo per la creazione dei tuoi futuri allenamenti.

PER ASPERA AD ASTRA

PS: come sempre, se vuoi avere maggiori delucidazioni in merito puoi contattarmi direttamente su WhatsApp

PPS: se vuoi davvero migliorare e hai bisogno di trovare la giusta motivazione, ti invito caldamente a leggere questo articolo https://www.combattraining.it/un-atleta-agonista-non-leggera-mai-questo-articolo/

Le 5 differenze presenti tra Preparatore ATLETICO e Preparatore TECNICO

La saggezza è saper stare con la differenza 

senza voler eliminare la differenza 

Gregory Bateson 

 

Praticamente da sempre, ho riscontrato un muro enorme da dover scavalcare. 

Questo è il muro dell’ignoranza anzi, per meglio dire, della NON CONOSCENZA e della NON VOGLIA di affrontarla. 

Perché dico ciò? 

Perché da Preparatore Atletico per Sport da Combattimento, ho riscontrato molte volte (non sempre per fortuna) una certa diffidenza da parte degli istruttori, maestri, coach delle discipline di diversi sport di lotta. 

Ed il concetto che sta alla base di questa loro diffidenza è davvero molto semplice… 

E non è nemmeno colpa loro se hanno dei pregiudizi…

Lascia che mi spieghi meglio… 

Questa diffidenza è dovuta ad una forma mentis distorta che nel corso degli anni si è diffusa sempre più, ovvero al fatto che istruttori, allenatori e maestri dei vari sport da combattimento, essendo degli ex atleti che hanno acquisito molta esperienza sul campo, danno per scontato che i loro risultati e traguardi raggiunti siano frutto dei loro allenamenti composti solitamente da concetti come: 

  • Bisogna correre tanto e tutti i giorni per avere “fiato” sul ring; 
  • I pesi rallentano i movimenti 
  • Fare il vuoto con i pesetti per sferrare pugni più veloci 
  • Allenati al massimo ed il più possibile perché più ti alleni e più sarai forte, veloce e resistente sul ring 

Oltre a tutto ciò, si aggiunge di un allenamento standardizzato pressoché su tutto il territorio italiano, composto da: 

  • Riscaldamento –> corsa alternata ad esercizi di ginnastica, piegamenti sulle braccia (erroneamente chiamate flessioni), squat e da qualche anno anche burpees perché fanno figo 
  • Stretching passivo 
  • Allenamento vero e proprio –> allenamento a circuito ad alta intensità, ripetute al sacco, vietato utilizzare pesi pesanti, e varianti del genere, sempre tirati al massimo e senza alcuna periodizzazione 
  • Allenamento tecnico –> dopo tutto quello appena svolto, si passa alla prova di nuove tecniche come “premio” per aver dato il massimo durante l’allenamento – senza pensare al fatto che si è mentalmente “cotti” e quindi per niente recettivi a capire nuove tecniche, NdA 
  • Serie infinite di addominali come parte finale dell’allenamento 

Piccolo appunto

Ho parlato di allenamento standardizzato pressoché su tutto il territorio italiano perché ho avuto la fortuna di viaggiare negli anni per l’Italia, notando appunto queste somiglianze tra varie palestre sparse per il territorio nazionale, ma ammetto anche che, per fortuna, non allenano tutte così e lavorano veramente bene. 

Fine piccolo appunto 

Ciò detto, ovviamente tutti gli ex atleti che adesso sono diventati istruttori, maestri, ecc avendo ottenuto magari anche dei discreti risultati in ambito agonistico, seguendo la logica più semplice possibile, si convincono che quegli allenamenti sono i più adatti e che proprio grazie a quelli hanno raggiunto gli obiettivi. 

Adesso, se tu che stai leggendo questo articolo sei un istruttore, voglio farti ragionare su una cosa: 

Cosa sarebbe successo se, a parità di testa e determinazione che avevi e hai tutt’ora, ti fosse stata “somministrata” una periodizzazione dell’allenamento creata ad hoc per te per incrementare forza, velocità e resistenza, e fosse stata programmata per farti raggiungere la tua massima prestazione possibile proprio il giorno del match? 

E cosa sarebbe successo se tutto ciò fosse stato applicato durante tutti gli anni in cui eri un’agonista? 

Non pensi che magari anziché diventare “solo” campione italiano, magari saresti arrivato a diventare campione mondiale? O anche semplicemente ci saresti diventato solo con più facilità? 

Penso che tu sappia già la risposta… 

Il fatto però è che non è né colpa tua che leggi, né tantomeno di chi ti ha allenato… anni fa semplicemente ci si allenava a secondo delle credenze fondate solo sull’esperienza dei veterani, ma senza alcun fondamento scientifico… 

Oggi invece abbiamo la fortuna di avere miriadi di testi che parlano della preparazione atletica e di come incrementare la propria performance secondo quelli che sono gli studi scientifici comprovati e testati su atleti d’élite che ci possono aiutare a comprendere meglio come allenare al massimo i nostri atleti. 

E con l’avvento di internet abbiamo tutte queste conoscenze REALMENTE a portata di click, basta solo avere la voglia di aggiornarsi e migliorare. 

Con queste conoscenze si potrebbe finalmente dire addio anche ai classici commenti come  

“tranquillo se non hai fiato sul ring, è l’adrenalina!!! Vedrai che col tempo passa!!!” 

Oppure come 

“questi ragazzi di oggi non hanno voglia di allenarsi e faticare, ai miei tempi ci si allenava davvero!!!” 

Quest’ultimo commento viene spesso preso come giustificazione al continuo abbandono della pratica di uno sport da combattimento. 

Cosa succederebbe se invece, avendo a disposizione una corretta programmazione dell’allenamento, si potrebbe incrementare più facilmente la performance degli atleti emergenti evitando così anche di perderne una miriade ogni anno grazie all’incremento progressivo e graduale delle loro performance? 

Per tale motivo in questo articolo ho deciso di mostrarti quali sono le 5 reali differenze presenti tra un preparatore atletico ed uno tecnico, così da comprendere a fondo il motivo per cui sia così importante che queste due figure debbano camminare su due binari paralleli anziché cercare di prevalere e sostituirsi continuamente all’altro come spesso si vede fare.

  • BACKGROUND AGONISTICO 

Sembra scontato parlare di questa differenza in quanto a primo impatto si potrebbe pensare che in questo caso per lavorare come preparatore, sia atletico che tecnico, la persona debba per forza di cose aver praticato quella disciplina per tanti anni. 

Ma non è proprio così… 

Se un preparatore tecnico debba necessariamente aver praticato per tanti anni quella disciplina specifica ed aver fatto quanta più esperienza possibile con i “grandi” del settore, per il preparatore atletico non è necessariamente così anzi, è meglio fare tutto l’opposto!!! 

Più è vario il suo background più sarà capace di attingere il “buono” da altri metodi d’allenamento e applicarlo sul proprio atleta con i dovuti accorgimenti al fine di ottimizzare al massimo i risultati. 

Non a caso io stesso, non avendo avuto grandi occasioni per emergere (finora), mi sono sempre dilettato in varie discipline, passando dalla boxe cinese, alla muay thai, alla kick boxing e al pugilato. Questo mi ha permesso negli anni di comprendere sulla mia pelle la fatica differente provata dai fighter in discipline differenti, capendo in prima persona su quali differenze lavorare e come lavorarci se mi trovo davanti un pugile o un un fighter di MMA ad esempio. 

  • CONOSCENZA E COMPETENZA

Se il preparatore tecnico ha alle spalle quasi sempre “solo” l’esperienza sul ring, quello atletico ha sulle spalle anni e anni di studi, non solo teorici, ma soprattutto applicati alla disciplina facendo test, aggiustamenti e continue pratiche su sé stessi e sugli atleti che segue. 

Il Tecnico per aggiornarsi si guarda continuamente gli incontri dei campioni, la loro evoluzione negli anni, il loro modo di lavorare e il come portano determinate tecniche, il rapporto tra la stazza fisica ed il modo di combattere, ecc… 

Il preparatore atletico, invece, oltre a guardarsi gli incontri, si tiene in continua formazione con lo studio e l’aggiornamento delle metodiche di allenamento attraverso libri, corsi di formazione e, soprattutto, l’instaurazione di feedback costruttivi con altri preparatori. 

  • COSA ALLENARE E INSEGNARE 

Il preparatore tecnico dovrebbe pensare sempre a solo alla tecnica, ai riflessi e alla tattica da gara. Dovrebbe pensare a trovare il miglior modo di insegnare una determinata combinazione e come renderla efficace ed efficiente sul ring. 

Il preparatore atletico deve invece pensare a far incrementare al massimo possibile la capacità condizionali dell’atleta, ovvero forza, velocità e resistenza e far sì che queste capacità siano al picco massimo proprio durante il periodo di gara, NON prima, NON dopo. 

Se i due preparatori lavorassero in comune in questi termini, gli atleti che ne uscirebbero sarebbero strabilianti. 

  • ATTREZZATURA E STRUMENTAZIONE NECESSARIA 

Nonostante tutte le evoluzioni tecnologiche che si possono effettuare in ambito sportivo-prestazionale, il preparatore tecnico ha principalmente bisogno di una sola cosa che non può essere nemmeno inventata. Il suo OCCHIO clinico direttamente correlato alla sua esperienza. Senza di quello non può fare il tecnico in quanto non saprebbe cosa, dove e come guardare il suo atleta.

Il preparatore atletico oggi ha invece l’opportunità di usufruire in modo costruttivo di tutta una serie di tecnologie semplici e avanzate che possono tornare molto utili per monitorare le prestazioni atletiche con molta precisione, evitando così i classici commenti soggettivi come

“mi sembri migliorato” o “il tuo pugno mi sembra più forte”

Da preparatore atletico, infatti, utilizzo spesso i sensori per testare la velocità in una determinata alzata tecnica o di un pugno, utilizzo e faccio utilizzare il monitoraggio dei parametri corporei e dell’alimentazione, e utilizzo anche le applicazioni utili sia a monitorare che a testare le prestazioni dell’atleta. 

  • POSIZIONE IN GARA, CHI GUARDA COSA 

Ultima ma non meno importante differenza è la posizione assunta dal preparatore atletico e dal preparatore tecnico durante un match. 

A differenza del tecnico che sta necessariamente all’angolo a guardare costantemente il match e fornire continui feedback al fighter mentre lotta cercando anche di capire e prevenire quali saranno le prossime mosse dell’avversario, il preparatore atletico si limita a guardare l’incontro dalla retroguardia. 

Lui ha il compito di focalizzarsi più che altro sul power output, ovvero sull’analizzare la prestazione da gara in termini di velocità, lucidità mentale, resistenza e potenza erogata su ogni singolo colpo durante tutto il combattimento così da comprendere quale capacità condizionale è deficitaria della prestazione.

Così facendo avrà modo di  capire su cosa doversi concentrare durante la prossima periodizzazione dell’allenamento che verrà somministrata nelle settimane successive all’incontro. 

Con queste cinque differenze sono più che sicuro di esser riuscito a scuotere almeno un po’ quelli che sono i preconcetti errati diffusi nella maggior parte delle palestre di Sport da Combattimento, mettendo soprattutto in risalto i ruoli del preparatore TECNICO e del preparatore ATLETICO e l’importanza per il fighter di averli  insieme verso l’unico obiettivo comune 

VINCERE NEL MODO PIU’ EFFICACE ED EFFICIENTE POSSIBILE

PER ASPERA AD ASTRA

PS: se questo articolo ti è piaciuto, commenta per fornire un tuo parere e condividilo con coloro a cui pensi possa tornare utile la sua lettura

La formula Matematica per rimanere in categoria di peso quando non puoi allenarti

PREMESSA:

Essendo un Dottore in Scienze Motorie ed un Preparatore Atletico per Sport da Combattimento, non è assolutamente mia intenzione sostituirmi al parere medico, pertanto non mi assumo alcuna responsabilità sulle conseguenze inerenti i consigli riportati in questo articolo. Si rimanda sempre al parere di un medico prima di applicare i consigli derivanti da questo articolo.

 

La prima regola di qualsiasi emergenza è valutare le risorse

Stuart Carr

 

A meno che tu non faccia parte di quelle ristretta cerchia di atleti che compongono le squadre nazionali nelle varie discipline di SdC, con questa storia del COVID non ci si sta potendo più allenare e preparare bene come prima.

Molti dei fighter con cui mi sento iniziano a vedere il numero sulla bilancia crescere perché non si muovono più come prima e non sanno che pesci pigliare per evitare ciò.

E allora che si fa? Come si può agire in modo da restare nella propria categoria di peso?

Fortuna vuole che la questione è più semplice di quanto tu possa pensare.

Esiste infatti una formula matematica molto semplice alla quale sottende il nostro corpo.

Ma prima di parlarti di questa semplice formula, dobbiamo fare una piccola premessa, e la farò raccontandoti l’evoluzione dell’uomo.

che cosa?

eheheheheheh… Tranquillo scherzo… Ad ogni modo vi è una teoria che deriva proprio dallo studio di come si è evoluto l’uomo…

Ed è la TEORIA DEL SET POINT (Set Point Theory and Obesity, M.M. Farias, A.M. Cuevas, F. Rodriguez, 2010)

Questa teoria dice che un qualsiasi corpo umano presenta un peso ed un livello di grasso corporeo in cui si trova naturalmente (SET POINT) e che considera normale ed in sicurezza.

Proprio per questo, il corpo stesso “difende” tali valori nel tentativo di mantenerli costanti nel tempo (omeostasi) attuando dei sistemi di difesa.

Quando vi è una modifica del set point, ovvero un aumento o una diminuzione del peso e del grasso corporeo, il nostro cervello considera questa alterazione come un “pericolo per la sopravvivenza” e mette in moto dei sistemi di autodifesa come:

  • Diminuzione/aumento del metabolismo basale
  • Maggior/Minor senso di fame ed efficienza a depositare i grassi
  • Aumento/diminuzione degli adipociti, ovvero “del magazzino del grasso”

Al fine di evitare alterazioni del set point entro certi limiti. Questo è il motivo perché quando smettiamo di allenarci non vediamo mai sostanziali cambiamenti nei primi giorni che si susseguono.

Nel lungo periodo vi è una modificazione del SET POINT, e questa modificazione è dovuta ad una formula matematica molto semplice:

VSC = EI – EC

Dove VSC sta per Variazione Scorte Corporeo, EI sta per Energia Introdotta ed EC sta per Energia Consumata.

Al netto di considerazioni come le possibili variazioni di percentuale di massa magra, massa grassa, acqua ecc, fin quando l’energia introdotta che assumiamo con il cibo è uguale all’energia consumata con il movimento in generale il set point, e quindi il nostro peso corporeo e le percentuali di massa magra e massa grassa, rimangono pressoché invariate.

Pertanto, generalizzando e senza andare a considerare cose fantascientifiche, fin quando mantieni questa piccola e semplice formula matematica in equilibrio, non avrai alcun problema a mantenere il tuo peso e quindi a restare nella tua categoria di combattimento.

Apro piccola parentesi

È ovvio che se l’energia introdotta la prendi solo da cioccolata e dolci, anche se essa corrisponde a quanto consumi, avrai comunque una modificazione delle percentuali corporee nonostante tu mantenga il peso.

Chiudo piccola parentesi

Per intenderci meglio, devi immaginarti una bilancia e, fin quando rimane in equilibrio, il tuo peso rimarrà stabile.

Naturalmente sto dando per scontato che tu sia un’atleta agonista e che sappia contestualizzare tutto ciò che ti sto dicendo senza pensare a dettagli come “e se i grassi li prendo polinsaturi?” “e se i carboidrati che assumo sono solo complessi?”

Quindi cosa poter fare in quei brutti periodi come questo dove non ci si può allenare come dovremmo?

La risposta a questo punto arriva spontanea, seguimi nel discorso…

Non potendomi allenare come dovrei –> mi sto allenando meno –> consumo meno energia –> la bilancia del set point è sbilanciata verso l’aumento di peso perché l’energia introdotta è maggiore di quella consumata

A questo punto le cose possibili da fare sono solo due:

  • Diminuisco l’introito calorico (magari soprattutto da grassi e carboidrati, mantenendo alte le proteine così da preservare la massa magra)
  • Aumento il dispendio energetico in modo alternativo (corsa, allenamento a corpo libero, ecc)

Così facendo, attuando quindi una delle due o entrambi punti, rimetto in equilibrio la bilancia riuscendo a mantenere il peso.

Ovviamente non si può pretendere di incrementare la propria performance, ma sicuramente potremmo essere già uno o due passi avanti rispetto a tutti quei futuri avversari che non si sono preoccupati di mantenersi come si deve e poi dovranno fare i salti mortali per rientrare in categoria di peso sotto gara aumentando enormemente il rischio di deficitare la propria performance quando sarà sul ring.

Ti va di approfondire l’argomento in una video call a tu per tu?

Contattami su WhattsAspp.

PER ASPERA AD ASTRA

Combat Training su Kombatnet – Intervista con Yuri Refolo, il fondatore del Social numero 1 per SdC

Ciao a tutti!!!

In questi giorni ho avuto l’opportunità di farmi una bella chiacchierata con Yuri Refolo, atleta di Muay Thai nonché fondatore di Kombatnet, il primo social network dedicato agli Sport da Combattimento e alle Arti Marziali.

E’ stato un vero piacere essere suo ospite, pertanto voglio condividere con voi l’intervista che mi ha fatto in merito al progetto “Combat Training – MAX PERFORMANCE FIGHTING” che sto portando avanti da diverso tempo.

 

Ciao Graziano, grazie per il tuo tempo e la tua disponibilità!

Ciao Yuri, macchè!!! Grazie a te per la preziosa opportunità che mi hai dato!! Al giorno d’oggi è raro trovare persone che mettono prima di tutto la propria passione in ciò che fanno come fai tu!!

 

Raccontaci come nasce il progetto Combat Training.

Allora, molto brevemente, il progetto Combat Training nasce da un’esigenza che, nel tempo, ho riscontrato non essere solo mia, bensì della maggior dei praticanti di SdC. Questa esigenza era (ed è tuttora) quella di avere una preparazione atletica che sia adatta e adattata alle esigenze della propria disciplina praticata.

A differenza degli altri sport dove viene creata una programmazione dell’allenamento specifica per la disciplina, nella maggior parte delle palestre di SdC questo non avviene e ci si affida semplicemente alle conoscenze dell’istruttore tecnico che, per quanto bravo e competente possa essere, è pur sempre un tecnico con tanta esperienza sul campo, ma poco background in termini di principi dell’allenamento sportivo.

Ne risulta dunque che i fighter, una volta che accrescono le proprie conoscenze, comprendono che manca qualcosa, quel qualcosa in più in termini prestazionali che alla fine vanno a ricercare nelle sale pesi, nel crossfit, in piscina ecc ecc

Ecco perché nasce il Combat Training, proprio per fornire un aiuto concreto, una programmazione dell’allenamento specifica per gli SdC, che viene cucita su misura al fighter al fine di renderlo più performante, incrementando enormemente la possibilità di infliggere colpi da KO ed aumentare resistenza fisica e lucidità mentale all’ennesima potenza.

 

Parlaci della tua passione per le arti marziali e gli sport da combattimento: quali discipline hai praticato?

Fin da piccolo sognavo di combattere, tant’è che già a 5 anni rubavo il manico della scopa di mia madre per mettermi in cortile ed emulare i grandi combattenti della storia. A causa di diversi problemi familiari però ho dovuto aspettare l’adolescenza per iniziare ad allenarmi, in quanto dovevo lavorare per pagarmi la palestra.

Ho iniziato con il Wushu, negli anni sono poi passato a qualcosa di più concreto e, parere personale, conciso in termini di applicazione pratica (non me ne vogliano i marzialisti) come la boxe cinese, la muay thai, la kick-boxing, il k-1 ed il pugilato. Nonostante abbia sempre prediletto gli SdC di tipo striking, ultimamente mi balena in testa l’idea di allargare i miei orizzonti cimentandomi anche nel BJJ.

 

Hai al tuo attivo match da professionista e combatti ancora (Covid permettendo…)?

COVID permettendo era mia intenzione ritornare a combattere a dicembre. Dopo lo stop forzato di alcuni anni causa lavoro, famiglia, università e casa, ho ritrovato il giusto equilibrio per allenarmi correttamente. Allo stato attuale ho all’attivo 10 combattimenti raccolti tra le varie discipline…

Hai affiancato alla pratica della disciplina sportiva anche uno studio approfondito di livello universitario, laureandoti in Scienze Motorie. Quanto e come ti è servito ampliare il tuo bagaglio di conoscenze teoriche?

Leggendo questa risposta probabilmente qualche collega laureato in Scienze Motorie è probabile che storcerà il naso. Ti sembrerà strano, ma devo confessarti che, consapevole del titolo di Dottore in Scienze Motorie che posseggo, la maggior parte delle cose che applico nella preparazione atletica per Sdc non le ho imparate all’università, bensì facendo corsi e studiando libri extrauniversitari. Per carità non è mia intenzione sminuirla, ma le discipline trattate all’università sono fin troppo accademiche e poco pratiche, non a caso io per continuare ad imparare e migliorarmi continuo a farmi seguire da preparatori più esperti di me nonostante sia nel campo da oltre 10 anni, proprio per avere un confronto continuo e, soprattutto, pratico e immediatamente attuabile.

Diciamo che in sostanza, l’università mi è stata molto utile fornendomi quelle nozioni teoriche e di base per capire e studiare velocemente i testi extrauniversitari (un libro specifico me lo “divoro” nel giro di uno o due mesi senza problemi)

 

C’è una differenza fondamentale tra preparatore tecnico e preparatore atletico: puoi dirci la tua opinione al riguardo?

La differenza c’è ed è pure non fondamentale, ma imprescindibile e utilissima negli SdC come in qualsiasi altro sport.

Per farla breve, il preparatore Tecnico “dovrebbe” occuparsi solo di Tecnica, Tattica e strategia di lavoro sul ring/gabbia/tatami. Mentre il preparatore Atletico, con una periodizzazione dell’allenamento creata appositamente per quell’atleta, “dovrebbe” far sì che il fighter raggiunga una prestazione atletica il più elevata possibile il giorno del match, al fine di rendere realmente efficaci ed efficienti le tecniche e le strategie concordate con il tecnico.

Entrambe le figure non si possono sostituire e/o scambiare perché ognuno di loro ha il proprio background di conoscenze che sono appunto diversi.

Se andiamo a vedere in qualsiasi altro sport, anche a livelli molto bassi, vediamo che è quasi sempre presente questa differenza di figure. Senza andare nemmeno troppo lontano, ti basta fare un giro in una semplice palestra di avviamento alla pallavolo o al calcio. In entrambi i casi noterai che c’è il preparatore atletico che si concentra a come far migliorare atleticamente i propri allievi, e il tecnico che invece si concentra sulla strategia di gioco. Come già detto non si possono scambiare anzi, devono collaborare a stretto contatto tra loro, cosicché il tecnico possa piazzare gli atleti in base alla loro prestazione atletica, ed il preparatore atletico li possa allenare in base alla mansione che gli è stata data.

Purtroppo tutto questo negli SdC non succede ancora nonostante siamo nel 2020, anzi il preparatore atletico viene spesso visto dai tecnici come il “saccente” che vuole sostituirsi a lui, quando invece dovrebbero camminare INSIEME su due binari paralleli verso l’unico obiettivo fondamentale, vincere il match.

 

Quali sono gli errori comuni e le dimenticanze che vengono commesse, a tuo avviso, da un preparatore tecnico?

Chiariamo intanto subito una cosa: ho profonda stima e rispetto dei preparatori tecnici che, nonostante le difficoltà, i tempi e le attrezzature limitate, riescono a sfornare atleti che raggiungono ottimi risultati solo spaccandosi il c**o al massimo tutto l’anno. Ma cosa succederebbe se, a queste stesse persone che hanno raggiunto risultati degni di nota, gli si somministrasse una programmazione dell’allenamento creata ad hoc? Penso che uscirebbero semplicemente molti più atleti agonisti in proporzione al numero di persone allenate e sicuramente uscirebbero anche molti più atleti che porterebbero risultati importanti. L’errore più comune che viene fatto è quello di non cercare collaborazioni con gli esperti di altri settori, che non sia solo il preparatore atletico, ma siano anche il nutrizionista, il fisioterapista ecc ecc

 

Quali sono gli errori più comuni che si possono notare (ed evitare) in un classico allenamento di uno sport da combattimento?

In questi anni per motivi di lavoro ho avuto la possibilità di girare l’Italia e, da buon atleta appassionato, ogni volta che ero in una città diversa la prima cosa che facevo era trovare una palestra dove allenarmi.

Puntualmente, al netto di casi eccezionali, di riscontrava questo tipo di allenamento:

  • Riscaldamento fatto da corsa, alternata ad esercizi spesso a corpo libero e poi stretching passivo
  • Corpo dell’allenamento dove spesso ci si allena con un circuit training o cose similari
  • Parte finale dove si lavora su tecniche specifiche o sullo sparring

In questa tipica sequenza ci sono degli “errori” che, soltanto evitandoli, si otterrebbero dei benefici migliorati in termini prestazionali senza fatica.

Ti porto qualche esempio.

Al posto del classico riscaldamento, lavorare su mobilità articolare e sul tessuto miofasciale ti permette di “scaldare e preparare” il tuo corpo senza affaticare la mente

Utilizzare lavori di controllo motorio e mobilità articolare, si può incrementare la propria flessibilità molto più velocemente rispetto al classico stretching passivo

Lavorare sull’allenamento tecnico dopo il corpo dell’allenamento quando si è già mentalmente stanchi è quasi controproducente perché il cervello dell’atleta è già “cotto” e poco recettivo agli stimoli e alle nuove tecniche che dovrebbe acquisire. Per ovviare a ciò basterebbe invertire l’ordine dell’allenamento prestazionale con quello tecnico che quindi verrebbe fatto subito dopo il riscaldamento.

Fare queste piccole e semplici modifiche, comporterebbe non pochi vantaggi sia per gli atleti che per gli istruttori.

 

Uno dei tuoi ultimi articoli parla di una cosa strana, addirittura esclamando che un’agonista non lo leggerà mai! Di che si tratta?

Semplice, in questo articolo parlo un po’ del mio modo di pensare metodico, logico e oggettivamente corretto. Ed è il principio fondamentale che voglio trasmettere a tutti gli atleti che seguo, ovvero bisogna decidere qual è il proprio obiettivo, metabolizzare e comprendere per bene cosa bisogna fare e subito buttarsi a capofitto per raggiungerlo senza se e senza ma.

Questo articolo l’ho scritto di proposito per dare una smossa a tutti quelli che vorrebbero raggiungere dei traguardi sportivi importanti ma rimangono imbrigliati nel “ma non ho tempo” o nel “mia mamma non mi fa seguire la dieta”…

Perché il mondo è pieno di gente negativa che ti butta m***a addosso solo per poter dire “se non ce la faccio io, non ce la deve fare neppure lui”, quindi questo articolo vuole fare vedere le cose da un altro punto di vista, da un punto di vista che risulta vincente sempre nel lungo periodo, ma che solo chi ha il coraggio reale di buttarsi senza paracadute verso i propri obiettivi riuscirà a raggiungere.

 

Qual è la tua filosofia lavorativa e come sviluppi gli allenamenti per i tuoi fighter?

Avendo sviluppato una mentalità che mette sempre la logica e la quantificazione oggettiva delle cose nella vita, ciò che faccio per sviluppare gli allenamenti per i miei atleti è appunto molto semplice e lineare:

Definizione dell’obiettivo (quando e dove sarà svolto?)

Quantificazione oggettiva del punto di partenza dell’atleta attraverso i test (test prestazionali, monitoraggio dei parametri corporei e dell’alimentazione)

Creazione del piano d’allenamento in base ai dati raccolti in precedenza

Test periodici per monitorare lo stato di avanzamento verso l’obiettivo con eventuali aggiustamenti in base alle risposte

 

Quali sono le differenze che noti nel metodo di allenamento tra Italia e resto del mondo?

Ciò che noto, purtroppo, è che spesso e volentieri un fighter per emergere davvero deve emigrare fuori. Questo è dovuto al fatto che nel resto del mondo si hanno molte più possibilità di essere seguiti ed allenati correttamente, mentre invece in italia non è così. Perchè se fosse così, io non avevo nemmeno bisogno di trovarmi il preparatore in alt’Italia perchè lo potevo trovare benissimo vicino casa. Invece mi accorgo che ancora molti sono rimasti fossilizzati al body building, a “i pesi rallentano il gesto” e al “vuoto con i pesetti per aumentare la velocità”

 

Il preparatore atletico, il preparatore tecnico, l’allenatore, il dietologo fanno parte di una cerchia di persone che contribuiscono allo sviluppo ed al successo dell’atleta. Come ti rapporti con le altre figure che ruotano attorno al fighter?

Da preparatore atletico per SdC mi limito a fare ciò che so fare, ovvero periodizzazione e programmazione dell’allenamento per il fighter. Quando qualcuno mi chiede se gli posso insegnare delle combinazioni io lo rimando SEMPRE a dei Tecnici che considero realmente validi in quanto non è il mio campo. Voglio far presente questo perché nel tempo sto creando una rete di professionisti ognuno nel proprio settore perché questo è il modo migliore per operare su un fighter e per allargare il proprio bagaglio culturale. Reputo che il tuttologo alla fine non conosce nulla a fondo, pertanto tendo sempre ad evitare quelli che vogliono sostituirsi al fisioterapista o al nutrizionista.

Allo stato attuale, se un mio atleta deve dimagrire per rientrare in categoria di peso, lo mando dal nutrizionista che sa come gestire i macronutrienti del fighter, se si è infortunato lo mando dal fisioterapista che conosce gli infortuni più comuni che può avere un fighter e così via dicendo…

 

Questo è un periodo difficile per chi pratica uno sport da combattimento: le crisi economiche cicliche e la pandemia di Covid vanno a minare un terreno già difficile. Come vedi il futuro per i fighter italiani ed esteri?

Guarda, in maniera molto cinica ciò che mi ripeto sempre e ogni giorno è questa frase:

Nella vita non sopravvive né il più forte, né il più intelligente… sopravvive chi si sa adattare.

Ed io faccio proprio questo, nei limiti delle mie possibilità mi adatto alla situazione.

Mi chiudi le palestre? Pazienza mi alleno in garage…

Mi annulli le gare? Pazienza mantengo la prestazione attuale così da esser pronto quando potranno essere effettuate

Non mi lascio abbattere dal problema, mi focalizzo solo sulla soluzione.

A valle di ciò, il futuro per i fighter italiani può essere roseo solo se lo vorranno loro, magari adesso ci saranno più difficoltà da superare, ma se ci si limita solo a sedersi sul divano a guardare gli incontri stranieri e dire “eh però in Thailandia/in America/in Giappone continuano a combattere” quando tu invece non fai nulla per essere pronto a livello atletico per la prossima possibilità di combattere, allora il futuro è già perso in partenza…

 

La rete offre grandi possibilità oggi e molti fighter hanno imparato ad utilizzarla per ampliare le proprie possibilità. Quanto sei attivo sulla rete e sui social?

Allo stato attuale ho aperto un canale Youtube, Combat Training, nella quale pubblico video allenamenti. A breve dovrei iniziare a pubblicare video dove smentisco molti miti che ancora permangono nelle palestra per SdC

Sono presente anche su Instagram come Graziano Combat Training e su Facebook con la pagina Combat Training.

Sono presente anche su Kombatnet sia con il profilo personale che con il gruppo Combat Training – Max Performance Fighting. Quest’ultimo gruppo a breve lo lancerò anche su Facebook.

Infine, ho lanciato da poco il sito internet combattraining.it, un blog dove periodicamente pubblico articoli utili a fighter e preparatori che sono all’interno degli SdC.

Per finire, mi sto già cimentando nella scrittura di un libro inerente la preparazione Atletica per Sport da Combattimento e, se ci si iscrive alla newsletter del sito, si può ricevere l’anteprima di questo libro.

Progetti per il futuro?

Guarda, ho qualche progetto messo da parte per il futuro sempre inerente la preparazione atletica per sport da combattimento, ma non posso parlartene perché voglio che sia una sorpresa per tutti quelli che mi seguono…

 

Come possono mettersi in contatto con te i fighter che volessero contattarti?

Essendo molto attivo online gli basta mandarmi un messaggio da qualsiasi parte…

Rispondo sempre ai commenti, sono molto disponibile alle discussioni costruttive (come dimostrano anche le recensioni che mi lasciano sulla pagina), ma se vogliono entrare realmente a contatto con me, possono benissimo contattarmi su WhatsApp al 340 2974127… ho sempre il cell a portata di mano e, anche se non rispondo nell’immediato, nella maggior parte dei casi rispondo sempre in giornata

 

Grazie mille per il tuo tempo e la tua disponibilità, ci leggiamo su Kombatnet!

 

Yuri, grazie mille a te per avermi dato la possibilità di parlare di ciò che faccio da ormai più di 10 anni!!! Ci leggiamo su Kombatnet e, come dico sempre…

PER ASPERA AD ASTRA

Un Atleta Agonista NON leggerà MAI questo articolo

Dentro un ring o fuori, non c’è niente di male ad andare al tappeto.

È sbagliato rimanere a terra

Muhammad Alì

Per quanto la gente possa fraintendere il mio essere “sicuro di me” quando parlo con “arroganza” di cose che conosco perfettamente, in verità è che io sono (e lo sono sempre stato) molto quadrato, metodico e logico su ciò che so, ma soprattutto su ciò che non so.

Ed esser sicuri di ciò che si dice quando degli argomenti trattati si è fatta ragion di vita non è arroganza. È semplicemente “non essere un ciarlatano”, come invece va tanto di moda oggi nel mondo.

Sarebbe strano invece il contrario (o almeno penso), e cioè avere a che fare con qualcuno che si definisce esperto ma in verità non è sicuro di ciò che dice.

Ciò premesso, nonostante io sia certo di ciò che dico e sia ancora più certo e consapevole che ho ancora una miriade di cose da imparare, non sono affatto un GURU o una qualsiasi altra figura che possa lontanamente somigliarci.

Quel poco, anzi pochissimo che ho fatto e ho imparato fino ad oggi, li ho conquistati col coraggio.

Ovvio che ci vuole anche la capacità di fare e saper far fare le cose, ma senza il coraggio queste capacità non sono nulla.

In questo post voglio quindi parlarti di quelli che sono i retroscena del progetto che si chiama COMBAT TRAINING. E per fare ciò non posso fare altro che parlarti della mia esperienza, tenendo bene a mente che il mio pensiero non è il tuo né tantomeno lo deve influenzare.

Nato da gente umile e onesta, ma povera, lavorando per mantenermi la palestra e spaccandomi il culo arrivai a ottenere dei risultati agonistici soddisfacenti che, per un ragazzino che si è fatto da solo quando nessuno crede in lui, è come essere arrivati sull’olimpo.

Quando ho deciso di creare Combat Training, sapevo che avrei dovuto dare il tutto per tutto. A prescindere da ciò che avrebbero detto di me come “ma tu chi c**o sei?” oppure “come ti permetti a dire che i miei allenamenti non sono ottimizzati?”

Ma quando sono partito non sono stato lì a pensare a chi o cosa mi sarei messo contro o a dover rivedere tutto quello che avevo imparato e conquistato negli anni.

Lanciata la pagina Facebook mi sono sentito dire dalla maggior parte delle persone che non ero nessuno e che non potevo sostituirmi all’esperienza agonistica che hanno gli allenatori (chi ha mai detto di volermi sostituire?).

Da lì dovevo sperare di riuscire a continuare a gestirla e che qualcuno iniziasse a leggere i miei articoli, comprendendo a fondo di cosa parlavo.

In sostanza mi sono buttato sperando che il paracadute si aprisse prima di spiaccicarsi a terra. Tutto o niente. E reputo che questa è l’unica base di partenza per realizzare un progetto, qualsiasi esso sia, come anche vincere un campionato importante.

Poi, io capisco pure che non sia semplice, perché nemmeno io ci ho dormito diverse notti prima di decidermi e lanciarmi, di dirlo a Daniela dicendogli che dovevo togliere del tempo alla famiglia per portare avanti il progetto Combat Training.

Tutti mi dicono “eh ma vedrai che appena ti sposi, ti metti a lavorare, avrai figli, ecc ecc non riuscirai più a gestire questo progetto e non potrai più allenarti come prima”

Ma intanto sono ancora qui a continuare ad allenarmi (anche se con difficoltà) con l’intento di tornare a combattere, mi sono sposato e ho avuto figli, mi sono laureato e sto con la famiglia e, nonostante tutto, continuo a portare il mio progetto avanti.

Ed io, prima di tutto, posso solo insegnarti questo, “ANDARE AVANTI A PRESCINDERE DA TUTTO E DA TUTTI”. E questo è ciò che voglio sempre spiegare alla gente prima ancora di parlare di Preparazione Atletica per SdC e delle differenze che ci sono tra preparatore ATLETICO e preparatore TECNICO.

Ed è anche l’unico modo che conosco di andare avanti. Tant’è che ODIO pure avere dei piani B e ti spiego perché:

Il mondo lì fuori è già strapieno di gente che dubita, che ti vuole buttare merda addosso o anche solo ti vuole demotivare dicendoti che non ce la farai, che non puoi riuscirci, che “non sei all’altezza” e che “ma chi ti credi di essere”.

Ma il fatto è che, molto probabilmente, questa cosa può essere anche vera o vera in parte, nel momento in cui te lo dicono. Perché è vero che, IN QUEL MOMENTO, non si hanno tutte le risorse, le capacità o le persone giuste accanto per farcela e portare a termine gli obiettivi agonistici e non.

Ma NESSUNA persona di successo le ha quando parte. Costruisce queste capacità strada facendo mettendoci coraggio, cuore, voglia di fare e spirito di sacrificio.

Ed io ADORO le persone negative che mi dicono che non ce la farò e che riuscire in questo progetto è impossibile.

Perché tutto quello che mi dicono mi spinge a dare di più, fare di più, imparare ed allenarmi di più.

Ed è con questa mentalità che mi faccio strada in mezzo a tutte le persone negative che mi si pongono davanti. E come lo faccio io lo può fare chiunque perché prima di tutto io sono una persona NORMALE come il 98% della gente che c’è al mondo.

Sono del parere che ogni singola persona che desidera veramente ottenere degli obiettivi agonistici importanti, può riuscirci.

Il problema vero ci sta quando invece si dubita già in partenza di sé stessi, perché quello che stai facendo inconsciamente, in pratica si traduce in queste affermazioni:

“se il mio obiettivo non lo raggiungo, ho pur sempre un piano B”

“se cado, qualcuno o qualcosa mi tirerà nuovamente su”

E tutto questo toglie energia ai tuoi obiettivi principali. A quello che dovrebbe essere il tuo unico focus come Vincere un campionato importante.

Negli anni ho notato che il genere umano funziona meglio “senza protezioni”, non ha caso le più grandi scoperte sono state fatte proprio nei periodi di crisi.

E nessuna persona che abbia avuto successo in maniera onesta, ha mai avuto un piano B.

Io agisco e sto agendo proprio in questo modo. Non ho un piano B. Ho solo un piano A.

Ho poi anche un secondo piano che per ora è messo da parte ed è il piano A+, ovvero quel piano che diventerà il nuovo piano A non appena quello precedente funzionerà e darà i primi frutti.

Quando sento le persone dire non ho tempo per allenarmi, mangiare bene, nutrire bene la mente, mi arrabbio, perché sembra che non abbiamo tempo per migliorarsi, ma di averne molto per autodistruggersi.

Io mi alzo quasi tutte le mattine alle 5.00 (monto a lavoro alle 7.30, quindi potrei alzarmi anche alle 6.30 o alle 7.00 volendo), ma invece mi incazzo perché per un motivo o un altro non riesco ad alzarmi tutte le mattine alle 5.00 e trovare del tempo per studiare o allenarmi.

Ma se alzarti presto ti disturba e ti pesa per migliorarti, stai già vivendo il piano B, mettendo da parte i tuoi obiettivi. Agonistici o non che siano.

Se NON hai voglia di allenarti, di mangiare bene, di lavorare di più e meglio e ti senti stanco, stai già vivendo il tuo piano B.

Se sogni come gli sfigati di rientrare in categoria di peso pensandoci solo una settimana prima con l’utilizzo della tuta termica, o di allenarti solo 3 volte la settimana per vincere un campionato, tu stai vivendo nel piano B.

E addirittura ti sei creato un piano C per cercare di fare ancora meno.

Che modo orribile di vivere e voler emergere in ambito sportivo.

Ma facciamoci un attimo 4 conti.

Ognuno di noi ha a disposizione 24 ore al giorno. E se dedichi 10 ore per lavorare, ti rimangono 14 ore per raggiungere i tuoi obiettivi agonistici. Ok, 7 le dedichi per dormire, te ne rimangono 7. Un’altra ora la perdi nel traffico per spostarti. Siamo a 6.

Ok altre due ore le dedichi per i pasti (manco se mangiavi tutti i giorni al ristorante). Rimangono 4 ore per i tuoi obiettivi agonistici.

Ok la sera dedichi altre due ore ai tuoi cari: moglie, marito, figli, parenti e animali oltre i pasti. Te ne rimangono 2 al giorno. Per un totale di 14 ore a settimana. Togliendo altre 4 ore per gli imprevisti e altre cose (manco fossi impiegato in un’impresa che vive nell’emergenza costante), ti rimangono 10 ore per poterti allenare ogni settimana.

Quando invece la maggior parte degli “atleti” non riesce ad allenarsi più di 4,5 – 6 ore a settimana (3-4 lezioni da circa un’ora e mezza l’una).

Quelle 5 ore di media a settimana di allenamento in più in un anno (composto da 52 settimane), sono ben 250 ore di allenamento che potresti aver fatto in più rispetto ai tuoi avversari. Pensa a dove potresti essere tra un anno dopo tutte queste ore in più d’allenamento.

Saresti in nazionale come minimo.

E allora quando la gente mi chiede “dove trovi il tempo di allenarti” io rispondo semplicemente che mi rompo il culo per 4-5 volte di più rispetto alla maggior parte delle persone che invece preferiscono guardarsi Netflix.

Non ci sono altre risposte.

Questo, quindi, è il mio augurio per tutti voi che fate parte di quella ristretta cerchia di persone che vuole VERAMENTE incrementare la propria performance sportiva.

Che tutti voi possiate stracciare il piano B che vi siete creati e iniziare a vivere il vostro piano A, l’obiettivo principale che avete, qualunque esso sia, senza rete di protezione, senza scuse e con la certezza inoppugnabile che ce la farete.

PER ASPERA AD ASTRA

PS: Articolo riadattato al contesto del Combat Training e degli atleti agonisti per SdC da un discorso tenuto nel 2018 dal grande Arnold Schwarzenegger e da un post scritto da Frank Merenda nello stesso anno.

I 3 step per impostare un riscaldamento impeccabile negli Sport da Combattimento (parte 2)

Nella prima parte di questo articolo abbiamo parlato di come solitamente viene effettuato un riscaldamento durante un allenamento di SdC e di quali errori sono presenti.

Se non l’hai ancora letta, clicca qui di seguito per per dargli un’occhiata adesso.

 

 

In questa seconda parte invece andremo dritti al centro del tema principale dell’articolo, argomentando quindi i 3 step principali per impostare un riscaldamento per SdC impeccabile e che segua la logica.

STEP 1: Utilizzo del Foam Roller per la distensione del tessuto miofasciale

Per chi non lo sapesse, tutti i nostri muscoli sono avvolti da un tessuto particolare, la mioFascia.

Questo tessuto che in passato si pensava avesse solo una mera funzione “divisoria” delle varie parti del corpo, è invece un tessuto connettivale molto importante in quanto forma una vera e propria rete di comunicazione che “parla” per stimoli meccanici, un sistema che connette tutte le varie parti dei nostri organi e un’impalcatura che tiene tutto assieme.

Per chi ha studiato un po’ di anatomia, i tessuti presenti nei muscoli conosciuti come endo, peri ed epimisio fanno parte della grande famiglia del tessuto miofasciale.

Come accennato prima, questo tessuto utilizza gli stimoli meccanici come mezzo di comunicazione, pertanto andando ad utilizzare un foam roller, ovvero un rullo di schiuma indurita tipo questo:

si può andare a distendere e rilasciare il tessuto miofasciale, attivando la microcircolazione e preparando il proprio corpo allo step successivo.

Eseguendo delle vere e proprie rullate della parte carnosa del muscolo sul foam roller (se fatto bene, ne bastano anche solo 2-3) come sto facendo in figura ad esempio con il gran dorsale,

 

 

si ottengono ottimi benefici nello scioglimento dei trigger point, ovvero i punti dove sono presenti piccole contratture muscolari che possono portare ad un peggioramento della performance.

Inoltre dopo circa 5 minuti di lavoro con il foam roller, sentiremo che il cuore sta già pompando più sangue irrorando i muscoli e preparandoli alla prestazione allenante che da li a poco si dovrà eseguire senza aver bisogno di correre per trenta minuti attorno alla sala d’allenamento o fuori.

STEP 2: lavorare su mobilità e stabilità articolare e controllo motorio

Una volta che abbiamo preparato i nostri muscoli “rullandoli” per bene, è il momento di passare a lavorare sulle articolazioni e sul nostro cervello.

Per fare ciò, dobbiamo considerare che non tutte le articolazioni del nostro corpo sono uguali e che ognuna di esse ho funzioni ben precise.

Queste funzioni si possono distinguere in due grandi gruppi:

– Funzione di mobilità, ovvero che permette il movimento di una parte del corpo nello spazio
– Funzione di stabilità, ovvero che permette di creare la base, il punto d’appoggio dove imprimere forza per far muovere le altre parti del corpo

Pertanto gli esercizi di mobilità e stabilità articolare dovranno esseri coerenti con la funzione dell’articolazione stessa.

Per fare un esempio classico, non posso permettermi di richiedere mobilità alla zona lombare della schiena quando invece deve essere stabile per sopperire alla poca mobilità dell’articolazione dell’anca.

Stessa cosa equivale anche per l’articolazione della spalla; la gleno-omerale è un articolazione mobile pertanto dovrò lavorare sulla mobilità, ma stando attenti all’articolazione della scapola che ha invece funzione di stabilità e che quindi attueremo un modo diverso per lavorarci.

Questi esercizi sono semplici da attuare, si possono eseguire in maniera random senza dover per forza contare serie e ripetizioni, adattandoli alle proprie esigenze qualora si dovesse attenzionare più articolazione anziché un’altra.

Per quanto riguarda il “lavoro sul nostro cervello”, andremo a lavorare sul controllo motorio.

Con ciò intendo tutti quegli esercizi che, anche se all’apparenza sembrano facili da eseguire in termini atletici, per il nostro cervello sono invece sequenze di movimento complesso che deve attenzionare per riuscire nell’eseguirlo correttamente.

Di questi esercizi fanno parte anche tutte quelle sequenze di movimento cosiddette “primordiali” come ad esempio il gattonamento e sue varianti

Nonostante anche solo a pensarci sembrino esercizi banali, spesso non è così.

Infatti, prendendo come esempio il gattonamento, anche se spesso si riesce ad andare avanti abbastanza facilmente, il 90% delle persone si blocca totalmente non appena gli si chiede di eseguire lo stesso movimento andando indietro, di lato o in diagonale. Provalo tu stesso e poi mi fai sapere.

STEP 3: incremento della frequenza cardiaca

Dei tre step, questo è il più semplice e veloce.

Infatti, con l’esecuzione dei primi due step avremo lavorato per circa 10-20 minuti ed il nostro cuore fin dall’inizio avrà iniziato a pompare più sangue di quando si è a riposo.

Pertanto in questa fase possiamo aggiungere semplicemente degli scatti da 20-30 mt (4-6 scatti) o 2-3 serie di skip alto da 10”, giusto per dare un picco finale al pompaggio del sangue ai muscoli.

Riassumendo, con questi 3 semplici step eseguiti uno di seguito all’altro otterremo:

– Lubrificazione delle articolazioni e distensione dei tessuti miofasciali
– Incremento frequenza cardiaca e irrorazione dei muscoli
– Mente lucida e pronta all’allenamento

Evitando l’affaticamento mentale e fisico e ottimizzando enormemente i tempi, avendo così più tempo a disposizione per lavorare ad esempio a livello tecnico.

Siamo giunti alla fine dell’articolo, ed essendo un tipo molto preciso ed eticamente corretto, voglio farti una precisazione.

Tutto ciò che ti ho appena descritto è dettato dalla mia esperienza testata in anni e anni di allenamento su me stesso e sui miei atleti, pertanto non sono delle semplici parole fatte con il copia-incolla, ma sono scritte con cognizione di causa.

Ovviamente con ciò che ti ho esposto non avrai trovato la divina soluzione a tutti i mali oppure tutto ciò che fanno o dicono gli altri è errato, ma ti posso assicurare che eseguire un riscaldamento del genere è sicuramente meglio di correre alternando piegamenti, squat, sit up e burpees arrivando poi all’allenamento vero e proprio che si è già stremati.

Con questo articolo sono più che sicuro di averti dato degli spunti su cui riflettere.

Se hai dubbi o riflessioni da fare, scrivi pure nei commenti senza alcun problema.

Ci sentiamo al prossimo articolo.

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